Ipertiroidismo nel gatto: attenzione ai metalli pesanti nel cibo.

ipertiroidismo nel gatto

L’ipertiroidismo felino è una malattia piuttosto frequente, soprattutto nel gatto adulto/anziano. E’ causato da un aumento di volume della ghiandola tiroide che quindi produce un maggior quantitativo di  ormoni.

Non essendo perfettamente noto il meccanismo per cui si instaura si pensa sia dovuto a più fattori, soprattutto ambientali.

Ipertiroidismo nel gatto

La tiroide, è una piccola ghiandola posta proprio adiacente la trachea. Normalmente non è palpabile per le sue dimensioni ridotte.

E’ molto importante, perché regola il metabolismo, grazie alla produzione di due ormoni principali: la Tiroxina (chiamata comunemente T4) e la T3 che viene prodotto in quantità decisamente inferiore rispetto alla prima.

(Per il meccanismo di produzione e regolazione della tiroide, ti consiglio di leggere l’articolo sull’ipotiroidismo del cane, dove ho spiegato nel dettaglio, il comportamento della ghiandola).

Tiroide - Ormoni tiroidei

Da cardiologia per tutti.

Nell’ipertiroidismo si ha un aumento di dimensione graduale della ghiandola, e conseguente aumento della produzione di ormoni tiroidei ed accelerazione del metabolismo, che si manifesta tipicamente in soggetti di età avanzata, verso i 12-13 anni.

Sono per lo più forme di tumore benigno a instaurare il fenomeno, decisamente meno frequenti le forme maligne.

Ma le cause scatenanti la malattia paiono essere diverse e soprattutto ambientali.

Ipertiroidismo nel gatto, l’influenza dell’alimentazione in scatola.

Uno studio epidemiologico ha messo in evidenza una correlazione tra l’assunzione di cibo in scatola a “strappo facile” e sviluppo di ipertiroidismo. [1]

La popolazione felina valutata, ha messo in evidenza come:

  • gatti alimentati con solo cibo commerciale umido (in scatolette di alluminio) presentassero un rischio cinque volte superiore di sviluppare la malattia, rispetto ad una alimentazione solo secca.
  • Il rischio si riduceva a 3,5 volte superiore, se la dieta era composta per metà da cibo umido (sempre in scatole di alluminio) e cibo secco.

Un’ipotesi è che la sostanza con cui sono rivestite le lattine di alluminio con apertura a strappo, il bisfenolo-A-digliciletere (BADGE), riesca a passare negli alimenti contenenti olii o grassi.

E’ da notare come, nei paesi dove questo tipo di lattina non viene utilizzata, l’ipertiroidismo non è malattia comune.

Il fatto però che, circa il 25% dei gatti ipertiroidei non abbia mai mangiato cibi in scatola fa presupporre che altri fattori possano essere implicati.

Gatti che vivono esclusivamente in casa, pare siano maggiormente colpiti da ipertiroidismo rispetto a quelli che possono uscire.

I motivi di questo fatto non sono noti, ma potrebbero essere ascrivibili a:

  • contatto con sostanze chimiche della lettiera o
  • nella casa.
  • Maggior longevità dei soggetti che vivono in casa e che quindi abbiano maggior possibilità di sviluppare la malattia,
  • maggiori controlli a cui sono sottoposti i gatti di casa rispetto a quelli che vivono anche all’esterno (o solo fuori), per cui la malattia è semplicemente sotto-diagnosticata.

Sintomi dell’ipertiroidismo nel gatto.

A prescindere dalla motivazione per cui si ha un aumento degli ormoni prodotti, vediamo come si manifesta la malattia.

ipertiroidismo nel gatto

Vista l’influenza sul metabolismo di tutti gli organi degli ormoni tiroidei ed una sua accelerazione, il gatto con questa patologia si presenta spesso, con uno stato psico-fisico alterato.

Gli scompensi si riscontrano però a livello di tutti gli organi, perché è proprio il metabolismo cellulare di tutti i tessuti ad essere colpito.

I segni che più frequentemente riscontri nel tuo micio sono quindi:

  • aumento della fame (49%), nonostante la
  • riduzione del peso corporeo, (88% dei casi),
  • magrezza (65%),
  • vomito (44% dei casi),
  • respiro affannoso e difficoltà respiratoria (10%),
  • irritabilità,
  • iperattività (31% dei casi),
  • aumento della quantità di urina prodotta e sete (poliuria 36%),
  • aumento della quantità di feci prodotte (8%),
  • pelo meno curato,
  • anoressia (7%),
  • debolezza,
  • diarrea (15%),
  • disappetenza (16%),
  • diminuzione dell’attività (12%).

Quali esami fare per riconoscere l’ipertiroidismo nel gatto?

Quando lo porti alla visita, ciò che il medico rileva più frequentemente è:

  • aumento della dimensione della tiroide (nell’83% dei casi), che diviene palpabile,
  • battito cardiaco accelerato,
  • ipertermia,
  • soffio cardiaco (rilevabile alla visita  54%),
  • aritmie – tachicardia (42%),
  • atrofia muscolare.

Per fare la diagnosi di malattia è necessario certamente effettuare esami specifici, oltre a raccogliere tutti i dati che caratterizzano la vita e la storia del gatto (fai cioè l’anamnesi):

Con i soli sintomi sopra descritti, le malattie che dovrebbero essere considerate ed escluse sono:

A tale fine, sarà dunque utile effettuare un prelievo del sangue (emocromocitometrico e biochimico) e delle urine.

L’aumento di almeno uno degli enzimi epatici (ALT, ALP, AST) si riscontrano nel 90% dei gatti ipertiroidei. [2]

I valori sono direttamente proporzionali alle concentrazioni di T4 e T3, che successivamente andranno valutate.

Ma attenzione, in tutti i casi in cui si registra un aumento marcato di tali valori a fronte di ormoni tiroidei non molto elevati si deve sospettare una patologia epatica distinta.

I successivi accertamenti comprendono:

Questi saranno utili soprattutto per mettere in evidenza patologie cardiache, che potrebbero essere, malattie singolarmente riscontrate (in assenza dunque di ipertiroidismo), oppure essere una complicanza secondaria all’aumentata produzione di ormoni.

La conferma diagnostica, arriverà da test specifici ed in particolare dalla misurazione degli ormoni tiroidei.

Quello più probante è la misurazione della TT4 (Tiroxina totale) .
Se vuoi  approfondire, il significato della sigla, leggi l’articolo sull’ipotiroidismo del cane.

In pratica la Tiroxina prodotta dalla tiroide, arriva a destinazione nei tessuti, attraverso due forme: una legata a delle proteine di trasporto (T4) ed una frazione libera (f-T4), che è quella maggiormente attiva.

La misurazione della quantità totale di ormone, è il valore più significativo di malattia e rappresenta la somma delle due frazioni, libera e legata (TT4 = T4+ fT4).

Non è però tutto sempre così semplice, in quanto se è pur vero che nella maggior parte dei gatti ipertiroidei si ha un aumento del valore della TT4, è anche vero che esiste un 5-10% di casi in cui, questo valore è nella norma o solo leggermente aumentato, nonostante la malattia.

Il TT4, ad esempio subisce una riduzione di concentrazione a causa della normale fluttuazione all’interno della stessa giornata, o a causa di patologie concomitanti che ne abbassano il valore, oppure perché la malattia, seppur conclamata è ancora agli stadi iniziali.

In medicina si sa, nulla è assoluto, per cui ci si deve basare su valutazioni relative a parametri che sono stati riscontrati in un numero significativo di casi.
Si è stabilito quindi che,

  • valori di tiroxina totale (TT4) maggiori di 4 mcg/dl sono molto probabilmente significativi di ipertiroridismo felino;
  • valori di tiroxina totale (TT4) tra 3 e 4 mcg/dl sono possibili;
  • valori di tiroxina totale (TT4) tra 2.5 e 3 mcg/dl sono sconosciuti (da indagare in altra maniera);
  • valori di tiroxina totale (TT4) inferiori a 2 mcg/dl sono improbabili.

In questa situazione di dubbio, cioè con evidenza probabile di malattia, le vie da seguire sono due:

  • ripetere il test a distanza di qualche settimana, anche in considerazione del fatto che i valori di ormone possono fluttuare;
  • effettuare una misurazione anche della parte libera di T4, la f-T4.

Purtroppo però anche in questo caso ci possono essere situazioni dubbie, nonostante la f-T4 sia meno fluttuante ed influenzabile anche da patologie concomitanti.

Esiste quindi un ultimo test che dovrebbe poter dare la certezza diagnostica: il test di soppressione con Tiroxina T3.

Il test si basa sulla somministrazione di una alta concentrazione di Liotiroxina (T3).
Questa, arrivando nei tessuti, normalmente blocca la produzione di T4.

Attraverso dunque la misurazione prima e dopo la somministrazione del farmaco (che viene dato per bocca per due giorni consecutivi) a seconda del range di misurazione che si ottiene, si può avere una certezza di diagnosi.

Se la produzione di ormone si riduce (in range poco significativi) si ha certezza di ipertiroidismo.

In particolare:

  • la (T4) è diminuita del 50%  non c’è malattia, la tiroide è normale;
  • la (T4)  è maggiore di 1,6 mcg/dl, c’è ipertiroidismo;
  • la (T4)  è inferiore a 1,6 mcg/dl, significa che la tiroide è normale.

prelievo-sangue-gatto ipertiroidismo

Come si cura l’ipertiroidismo del gatto? Vediamo la terapia.

Una volta compresa l’effettiva presenza della malattia, si hanno 4 possibili soluzioni:

  • somministrazione di farmaci (a vita) che riducano la produzione dell’ormone,
  • rimozione chirurgica della ghiandola tiroide,
  • irradiazione con radioterapia per distruggere il parenchima (difficile trovare centri attrezzati),
  • modificazione radicale della dieta che prevede la radicale riduzione dello iodio (non sempre applicabile) .

Terapia medica per l’ipertiroidismo nel gatto

La terapia medica consiste nella somministrazione di un farmaco il cui principio attivo è il Tiamazolo che blocca la produzione di ormoni.

Svantaggi del Tiamazolo nel trattamento dell’ipertiroidismo del gatto.

Questo farmaco, non è scevro da effetti indesiderati (seppur rari) che possono essere:

  • letargia,

riducendo la filtrazione glomerulare (la parte funzionale del rene), può dare insufficienza renale, motivo per cui è fondamentale monitorare costantemente la funzionalità del rene.

  • perdita di appetito,
  • vomito,
  • prurito facciale.

In questi casi la sospensione del farmaco per un certo periodo e la rivalutazione dello stesso a dosaggi inferiori, ha comunque consentito di ottenere risultati soddisfacenti.

Rari casi hanno invece richiesto la sospensione del farmaco che si è rivelato tossico e quindi non più somministrabile.

Vantaggi del Tiamazolo nel trattamento dell’ipertiroidismo del gatto.
  • Facilità di somministrazione (è una compressa), è presente anche una formulazione in gel applicabile all’interno del padiglione auricolare,
  • costo ridotto,
  • se non crea effetti collaterali nei primi mesi di somministrazione, è raro che ce ne siano in tempi successivi,
  • ha buona efficacia,
  • gli effetti collaterali sono comunque rari.

A prescindere dalla tolleranza al farmaco, è comunque consigliato ed indicato effettuare un controllo del sangue per valutare la funzionalità epatica e renale ogni 2-3 mesi.

Inoltre, per valutare l’efficacia della terapia e l’aggiustamento eventuale della dose, è necessario effettuare una misurazione del T4, dopo due o tre settimane dall’inizio della terapia.

Ipertiroidismo e insufficienza renale nel gatto.

L’insufficienza renale è patologia (di cui abbiamo ampiamente parlato in questo articolo) che spesso non si manifesta in modo eclatante se non a stadi piuttosto avanzati.

Non è raro che gatti con ipertiroidismo, manifestino un miglioramento della funzionalità renale (apparente) a causa dell’aumento della pressione arteriosa concomitante.

Il trattamento con farmaci risolutivi per l’ipertiroidismo quindi, possono fare emergere una sintomatologia di insufficienza renale che prima non era manifesta.

In queste situazioni bisogna trovare la mediazione tra una riduzione della sintomatologia della tiroide e un peggioramento del rene, sfruttando quindi l’apparente “vantaggio” dell’ipertiroidismo sull’insufficienza renale.

Come prevenire l’ipertiroidismo nel gatto?

Come per il cane anche nel gatto, sarà l’osservazione attenta del micio da parte tua a essere determinante, per notare anche piccole modificazioni del carattere e comportamento precocemente e non far avanzare la malattia.
Inoltre, la consapevolezza di una alta probabilità di patologia negli animali adulto/anziani, sarà utile nell’effettuare accertamenti diagnostici di routine che possano metterla in luce prima che questa si conclami.

Importante quindi sarà certamente fare i controlli, ma anche uno stile di vita sano, potrà aiutare nella prevenzione.

Una dieta fresca, cercando di ridurre il più possibile i contaminanti ambientali (nel limite del possibile sarebbe auspicabile anche per noi) sarebbe già un buon inizio.

Infine un’ultima, notizia:

le spese di diagnosi e terapia possono essere rimborsate, grazie all’assicurazione inclusa nei programmi Tippet (POwereb by Aon).

Per maggiori informazioni:

  • contatta il numero verde 800 178 406.
  • visita il sito Tippet,
  • invia una mail a info@tippet.it.

Bene, anche per oggi è tutto.

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Bibliografia.

  1. https://avmajournals.avma.org/doi/abs/10.2460/javma.2004.224.879
  2. S. Paltrinieri, W. Bertazzolo, A. Giordano, Patologia Clinica del Cane e del Gatto, approccio pratico alla diagnostica di laboratorio, ELSEVIER, 2010
  3. R.W. Nelson, C.G. Couto, Medicina interna del Cane e del Gatto, ELSEVIER, 2006
  4. C.T. Mooney, M.E. Peterson, Manual of Canine and Feline Endocrinology, BSAVA, 2012
  5. S.J. Ettinger, E.C. Feldman, Textbook of Veterinary Internal Medicine, Saunders 2010.