Blocco urinario nel gatto: una brutta storia😱di cui parlare.

blocco urinario del gatto

Il blocco urinario nel gatto è una emergenza veterinaria che bisogna conoscere. Il gatto non riesce ad urinare per cause differenti e se la situazione si protrae per più di 36 ore, diventa una emergenza.
Il tuo gatto non fa pipì? E’ in corso un blocco uretrale! E’ purtroppo abbastanza frequente soprattutto in certe situazioni. Ti accompagno passo, passo per capire come accorgerti di questa evenienza. Pronto? Seguimi che si parte.

Blocco urinario nel gatto: di cosa si tratta?

Prima di tutto vorrei farti capire di cosa sto parlando: si tratta della vescica del tuo gatto, che non riesce a svuotarsi per cause diverse.
Di come sia fatta la vescica ne abbiamo parlato in questo articolo che tratta della cistite nel gatto.
La vescica sfocia nell’uretra, un canalino che porta l’urina verso l’esterno ed è collegata agli ureteri che convogliano l’urina formatasi dai reni, più a monte.
Il blocco, l’ostruzione avviene nel canale che porta l’urina verso l’esterno e può avvenire in diversi segmenti di questa, fino ad essere ostruito il prepuzio nel maschio, che nel gatto è molto piccolo.

Cause di blocco uretrale nel gatto

Il blocco ostruttivo è dovuto alla formazione di un tappo o di un ostacolo che non consente più all’urina di passare dall’uretra e fuoriuscire.
Esistono molte situazioni predisponenti, tra le quali tutte le sindromi delle basse vie urinarie del gatto:

  • cistite in tutte le sue forme (idiopatica e non),
  • calcolosi,
  • malformazioni ed anomalie anatomiche congenite e/o acquisite come le iatrogene (da interventi) -vai al glossario medico per il significato se vuoi-
  • infiammazione dell’uretra,
  • esiste anche una forma neurologica, che non consente l’estrusione dell’urina o perché la muscolatura rimane costantemente contratta, o perché non si contrae più e l’urina non riesce ad uscire.

Si ipotizza che la situazione più frequente in cui si possa instaurare il blocco, sia quello in cui ci sono una concomitanza di fattori: calcoli e muco, esfoliazione cellulare della parete interna della vescia e/o della parete dell’uretra.

Inoltre i gatti obesi, che fanno poca attività e che mangiano mangime secco, sono maggiormente predisposti. (Le stesse predisposizioni delle sindromi che abbiamo descritto negli articoli riguardanti i disturbi urinari.)

Come ci si accorge che il gatto non sta facendo pipì e che si è in presenza di un blocco?
Ogni quanto un gatto sano fa pipì?

Una delle domande a cui più frequentemente mi trovo a rispondere in questa situazione è proprio questa: ogni quanto il gatto sano fa pipì?
Per rispondere a questa domanda e per non dire il solito “dipende” che sta bene su tutto, come il cacio sui maccheroni, ti do un’informazione tecnica, che magari aiuta a farti capire la quantità di urina che si forma dal rene.

Tip
Il rene di un gatto produce 1-2 ml di urina per Kg di peso del gatto, ogni ora.

Poco, anche perché il gatto, tende ad assumere liquidi praticamente solo quando mangia, dalla pappa direttamente (è questo uno dei motivi per cui si consiglia di somministrare cibo umido ai gatti, che non hanno un istinto della sete troppo sviluppato).

I gatti quindi urinano una o due volte a giorno, non troppo.
Una buona abitudine è quella di controllare la cassettina almeno una volta al giorno (meglio due) in modo da verificare se c’è presenza di urina oppure no, soprattutto se in casa si ha un gatto che già soffre di sindrome delle basse vie urinarie.

blocco urinario del gatto

Sintomi di blocco urinario: cosa fare?

I sintomi che indicano che il gatto è in blocco uretrale, sono molti e sono ad insorgenza graduale a seconda della quantità di tempo che passa (nell’arco delle 48 ore).
Se il blocco è graduale e se si è in presenza di una sindrome, si avranno tutti i segni di cui abbiamo parlato negli articoli riguardanti i calcoli uretrali, e la cistite nel gatto, ti rimando alla loro lettura quindi per sapere quali sono i sintomi generali.

Nel blocco urinario è il dolore il segno più importante, ed i sintomi nelle prime 6-24 ore sono:

  • vocalizi, agitazione,
  • intolleranza ad essere toccato sotto la pancia,
  • continua toelettatura nella zona addominale e prepuziale,
  • cerca continuamente di urinare e non riesce (ovvio),
  • urinazione in luoghi non appropriati
  • anche isolamento

Se il blocco si protrae dopo 24-36 ore compaiono sintomi da intossicazione:

  • vomito
  • anoressia
  • addome teso
  • abbattimento
  • disidratazione
  • collasso
  • stato di stupore
  • ipotermia
  • acidosi
  • fino alla morte.

In queste situazioni, la cosa più importante da fare è rendersi conto della situazione il prima possibile e portarlo o presso il proprio medico, o presso un pronto soccorso, perché non c’è tempo.

L’urina continua a formarsi dal rene e se rimane bloccata al suo interno, porta in breve ad intossicare il gatto per insufficienza renale. in alcune situazioni può addirittura rompersi la vescica con grave setticemia e morte appunto.

Una volta portato il gatto, verrà stabilizzato e controllato lo stato elettrolitico e della funzionalità renale per verificare che non siano in corso già dei danni cardiaci (dovuti ad un alto valore di potassio che si riversa in circolo in queste situazioni).
Contestualmente bisogna rimuovere l’ostruzione, operazione che il più delle volte è da fare in sedazione o anestesia generale, con l’ausilio anche di un ecografia per valutare la presenza di cristalli, campanello d’allarme che indica alta probabilità di blocco uretrale, soprattutto nel maschio.

Uretrostomia o catetere nel gatto?

Come si procede a questo punto?
Una volta valutata la situazione dello stato eventualmente tossico del gatto e stabilizzato, è importante rimuovere il blocco.

Non sempre è necessario l’intervento: a volte è sufficiente un leggero massaggio del pene e della vescica per dissolve il muco. Se questo non è sufficiente allora bisogna valutare altre possibilità.
Il secondo tentativo è quello di effettuare la disostruzione attraverso il cateterismo.
Questo può risultare difficoltoso, soprattutto nel maschio a causa dell’anatomia peniena. Può essere utile lo svuotamento della vescica attraverso uno cistocentesi ecoguidata.

La cateterizzazione è la scelta più indicata e deve essere mantenuta per un giorno, per effettuare lavaggi vescicali, in ospedalizzazione ed il gatto tenuto in osservazione per qualche giorno.

Qualora non si riuscisse in alcun modo a disostruire con il catetere, è necessario intervenire con l’uretrostomia.
L’intervento consiste nel creare una comunicazione “alternativa” tra uretra e l’esterno.
La tecnica da utilizzare sarà da valutare in base alla localizzazione e tipo di blocco. L’intervento è molto invasivo e consiste in un cambio anatomico sostanziale dell’apparato genito-urinario, soprattutto nel maschio (dove sembra esserci la maggior incidenza).
Terapia antibiotica, collare Elisabetta, valutazione della ferita dopo l’intervento, e possibilità di dover svuotare la vescica manualmente, con una manovra che dovrà effettuare direttamente il veterinario, o potrà essere insegnata al proprietario, sono tutte cose che dovranno essere messe in conto, dopo l’intervento.

Qualora invece fosse stato sufficiente il catetere, bisognerà comunque procedere ad un cambio nello stile di vita del gatto, a partire dall’alimentazione, dalla possibilità di movimento, eliminazione dello stress e ansia e tutti quegli accorgimenti che saranno necessari a che non si ripresenti la stessa situazione.

Ciò che è importante sottolineare, è che né il cateterismo, né l’intervento chirurgico sono in alcun modo influenti sulle recidive e che quindi, senza una adeguata terapia, ambientale, di stile di vita ed alimentare, il gatto potrebbe ribloccarsi e, a quel punto, dover subire l’uretrostomia.

Bene per oggi è tutto. Se vuoi una consulenza, puoi contattarci da qui.

Grazie a Daniela Pellegrini, per le splendide immagini dei suoi fortunati gatti Sprite e Spillo!