Calcoli urinari nel gatto🐱: ecco sintomi, diagnosi, cura e prevenzione

calcoli urinari gatto

Anche il gatto può essere soggetto a calcoli urinari: vediamo di capire come riconoscerne i sintomi, curarli e magari anche prevenirne la formazione.

Calcoli urinari nel gatto

Il gatto soffre di calcoli esattamente come i cani e l’uomo, anzi più di loro. Ma mentre, per i cugini pelosi abbaianti, la localizzazione più frequente dei calcoli è a livello renale e delle alte vie urinarie (rene ed uretere), il gatto subisce l’effetto di queste formazioni soprattutto a livello di basse vie urinarie, vescica ed uretra, verso l’uscita diciamo così.
I calcoli urinari del gatto infatti, sono una delle cause della “Sindrome del basso tratto urinario felino”, la FLUTD, Feline Lower Urinary Tract Disease.

Calcoli urinari del gatto: una delle cause della FUS (Sindrome Urinaria Felina)

I calcoli nel gatto, sono una delle cause della Sindrome Urinaria Felina (FUS), meglio detta Sindrome del basso tratto urinario felino (FLUTD: Feline Lower Urinary Tract Disease).
E’ infatti questa la zona anatomica che più frequentemente colpisce i gatti, ed è caratterizzata dalla manifestazione di sintomi comuni a varie patologie non riconducibili quindi alla sola calcolosi. (Di cui parliamo nello specifico qui).

Sono soprattutto i gatti maschi ad esserne soggetti, nonostante possano essere colpite anche le femmine.

calcoli renali nel cane

I calcoli più spesso riscontrati sono di struvite (per saperne di più sui tipi di calcoli, leggi questo articolo sui calcoli renali del cane), ma recentemente anche gli ossalati di calcio sono diventati frequenti.
Questa maggior incidenza è probabilmente dovuta all’alimentazione finalizzata alla diminuzione del Ph urinario per prevenire la struvite (che si forma con urine basiche).
In pratica per eccesso di zelo da una parte, si è creato il danno dall’altra.

Le calcolosi dovute ad urati sono meno frequenti ed il “gatto tipo” che può esserne soggetto è quello di razza pura, sterilizzato, di età compresa tra i 4 ed i 7 anni. (Risultati di una ricerca effettuata su un numero significativo di soggetti Fonte)

E’ importante sottolineare che è l’alimentazione nel gatto (come in tutte le specie), che crea le condizioni per la formazione del calcolo. Se è corretta e ben digeribile, raramente il gatto si ammala.

Quali sintomi creano i calcoli urinari nel gatto?

I calcoli creano uno stato di infiammazione, soprattutto a livello vescicale e di uretra (il canale che porta l’urina verso l’esterno dalla vescica).
E’ proprio la presenza meccanica del calcolo che provoca l’alterazione della mucosa interna alla vescica che quindi si esfolia, formando al suo interno uno strato cellulare mucoso.
I sassolini, a volte piccolissimi e molto numerosi (la così detta renella) si aggregano in una sorta di sabbia che può infilarsi nel canale uretrale che è a forma di imbuto, si restringe verso l’esterno, creando una parziale o totale ostruzione, soprattutto se, assieme ai calcoli c’è anche una buona quantità di muco.
In questa condizione si forma un tappo che non consente più all’urina di uscire.

Se l’ostruzione è totale, si crea una vera e propria emergenza veterinaria, da risolvere nel più breve tempo possibile attraverso procedure chirurgiche se il solo cateterismo non riesce a sbloccare la situazione.

La sintomatologia classica della FUS però è abbastanza evidente e graduale e quindi consente di metterti in allarme se ti accorgi di:

  • ematuria (sangue nell’urina) a volte anche rosso vivo,
  • disuria (minzione difficoltosa),
  • stranguria (dolorosa),
  • pollachiuria (minzione frequente, a causa della difficoltà a farla),
  • periuria (minzione inappropriata, cioè fatta in luoghi non adatti, ad esempio fuori dalla cassetta)
  • i maschi si leccano di frequente il pene.

Esistono anche dei sintomi che, apparentemente non sono strettamente legati al sistema urinario, sintomi che fanno pensare ad un disturbo comportamentale, più che altro. Questi possono essere:

  • vocalizzazioni,
  • iperaggressività
  • toelettature eccessive
  • leccamenti persistenti, fino a togliersi il pelo, nelle zone peniena e/o perianale.

L’ostruzione totale invece è caratterizzata da dolore addominale forte che si evidenzia nel tentativo di opporsi alla palpazione durante la visita, ma anche come manipolazione normale del gatto ed assenza di minzione!
Anche l’atteggiamento antalgico del gatto deve far sospettare: la posizione rigida sugli arti, con la schiena inarcata e la testa bassa rivolta in avanti stanno ad indicare dolore addominale.

Alla visita quindi si rivela una vescica grande e dura.
Se non si risolve come detto precedentemente, col passare de tempo, (oltre le 24 ore) questi gatti diventano disidratati e molto depressi per intossicazione (per il ristagno dell’urina nella vescica) e sopraggiunge la morte entro 3 giorni al massimo.

calcoli renali nel gatto

Calcolosi urinaria del gatto: la diagnosi differenziale

Se il tuo gatto presenta uno o più sintomi sopra descritti è importante portarlo dal tuo medico di fiducia.
Questi avrà il compito di valutare quale sia la causa scatenante la sintomatologia, attraverso una diagnosi differenziale per capire di cosa si tratta.
Non è detto infatti che un disturbo della minzione sia sempre e solo legato a calcolosi.

La FLUTD , può infatti instaurarsi per cause diverse che possono essere sia ostruttive (che quindi portano ad una diminuzione del flusso urinario verso l’esterno, che non ostruttive (che cioè creano infiammazione semplice).

Cause ostruttive di FLUTD sono:

  • plug uretrali, quei tappi di muco misto a sabbia di cui ti ho parlato più su (59%),
  • spasmi uretrali di natura idiopatica (29%),
  • urolitiasi (10%)
  • infezioni miste a calcolosi (2%)

Le cause non ostruttive che colpiscono il gatto in età giovane/adulta:

  • il 65% è di natura idiopatica (cioè sconosciuta),
  • il 15% su base litiasica (calcoli)
  • solo il 2% è legato ad infezioni del tratto urinario, il 50% delle quali è, a sua volta, provocato da cause iatrogene (cioè da terapie farmacologiche o chirurgiche, ad es. cateterizzazione) (Fonte)

Una corretta diagnosi differenziale passa quindi attraverso varie fasi.
La raccolta dei dati:

  • valutazione dell’ambiente in cui vive il soggetto (alcune cistiti ad esempio sono causate da un non corretto stile di vita del soggetto, perché sottoposto a stress)
  • età del gatto (malformazioni congenite a volte ignorate o sottovalutate si presentano già in soggetti giovani)
  • farmaci precedentemente somministrati,
  • patologie congenite,
  • alimentazione,
  • castrazione ecc ecc.

La visita clinica che osserva il gatto nel suo insieme, anche comportamentale e di atteggiamento.
Grazie all’osservazione di questo iter, si potrà passare agli esami di laboratorio con la raccolta ed osservazione delle urine: colore, consistenza e valutazione microscopica ed urinocoltura.

Tip:
Sapevi che il sangue cambia colore a seconda della zona di provenienza? Se arriva da una parte più periferica del corpo, è rosso vivo, perché non ha ancora fatto in tempo ad ossidarsi, mentre se proviene da una parte più profonda quando arriva all’esterno è color marrone.

Esami del sangue, per la valutazione del profilo ematochimico. Infine degli esami strumentali, quali ecografia, radiografia ed eventuale endoscopia (per la valutazione di possibili malformazioni congenite).

Calcoli urinari nel gatto: trattamenti e prevenzione

Una volta accertato che siamo in presenza di calcolosi e ne abbiamo anche accertato la natura, potremo valutare la terapia da affrontare.
Fondamentale per le calcolosi è la dieta e per certi tipi di calcoli sarà possibile la loro dissoluzione attraverso una corretta alimentazione, ma non sempre è fattibile.
Si dovrà quindi valutare la possibilità di una rimozione chirurgica in laparoscopia, oppure affrontare una terapia farmacologica associata alla dieta.
Anche il  cateterismo ed il lavaggio vescicale sono da prendere in considerazione, prima di passare all’intervento chirurgico.

Calcoli urinari nel gatto: Struvite.

In caso di Struvite si può pensare di risolvere i calcoli attraverso dissoluzione con modificazione della dieta, il cui scopo è quello di ridurre la concentrazione urinaria di magnesio e produrre un’urina acida con un pH di circa 6,0. (Fonte)
Ci vogliono molti mesi per la loro eliminazione con la sola dieta e quindi la situazione deve sempre essere tenuta sotto controllo, attraverso un monitoraggio regolare con palpazioni addominale ed eventualmente anche controlli radiografici frequenti (ogni 2-4 settimane).

E’ importante che la dieta venga protratta per un mese, anche dopo la totale eliminazione dei calcoli, cambiandola però oltre questo termine, per non incorrere nel problema contrario (cioè creare altri calcoli che si formano in presenza di urine acide, quali gli ossalati).
La dieta deve anche essere altamente digeribile e non contenere cereali, che sono associati all’ alcalinizzazione delle urine per il loro elevato contenuto di sali di potassio.

Calcoli urinari nel gatto: Ossalato di Calcio

Gli ossalati di calcio purtroppo non si riescono a dissolvere con la sola dieta, è necessario quindi l’intervento chirurgico.
Resta inteso che si dovrà effettuare un cambio alimentare per prevenirne la riformazione.

Le condizioni per cui i cristalli di ossalato di calcio possano precipitare e formare i calcoli sono due fondamentalmente:

  • una sufficiente concentrazione dei minerali costitutivi (calcio/ossalato), che restino nel tratto urinario per
    un periodo di tempo adeguato a consentire la cristallizzazione;
  • un pH urinario favorevole alla precipitazione dei cristalli (si formano a valori inferiori a 6,3).

Recenti studi hanno dimostrato che effettuare una restrizione di calcio e fosforo (come veniva consigliato fino a pochi anni fa) promuove la formazione di calcoli ossalati.
Sarà quindi necessario in questi casi, ridurre il consumo di cibi che contengono ossalati.
Essendo principalmente le verdure, alimenti che non dovrebbero essere presenti nella dieta del gatto, che è un carnivoro stretto, sarà sufficiente.
Il consumo d’acqua dovrà essere aumentato, attraverso la somministrazione diretta nella dieta, e lasciandola sempre a disposizione dell’animale.
E’ fondamentale il controllo ed il monitoraggio del pH urinario, ma attenzione: se il tuo gatto mangia solo quando gli viene somministrato il pasto e quindi questo è piuttosto abbondante (rispetto all’abitudine di lasciare ad libitum la razione) il controllo del pH dovrà essere fatto 4-6 ore dopo l’offerta del pasto.

Questo per evitare di misurare la “marea alcalina” post prandiale.

La “marea alcalina” è un innalzamento fisiologico del pH a seguito di un abbondante pasto, che quindi comprometterebbe la valutazione delle urine. Tale oscillazione è meno evidente nei soggetti alimentati ad libitum.

A proposito di consumo dell’acqua nel gatto (a cura della Dott.ssa Annalisa Barera)

La questione acqua per il gatto non è semplice. Non è sufficiente lasciare l’acqua fresca a disposizione come si fa per il cane.
Il gatto infatti ha una tendenza innata ad utilizzare solo l’acqua assunta con l’alimento. Gli manca l’istinto di bere al di fuori del pasto e questo lo porta spesso a non idratarsi in modo adeguato.
Le prede (ipotetiche) contengono circa il 70-75% di acqua, contro il cibo secco che ne ha solo il 7-10% .
Il problema è che un gatto che consuma un cibo secco non beve di più di un gatto che consuma un cibo umido.
Questo spiega perché i disturbi urinari sono molto comuni nei gatti.
Quando un gatto inizia una dita umida aumenterà la quantità di urina prodotta e questo permette di tenere pulite la vescica e le vie urinarie.
E’ inoltre importante sottolineare che, mentre nel cane aumentare leggermente la quantità di sale, può essere funzionale nello stimolo della sete, nel gatto non funziona e diventa quindi solo contro producente.

Tip
In alcuni casi per aumentare il consumo di acqua si possono aggiungere al pasto l’acqua del tonno (al naturale), il succo di vongole, il brodo di carne e di pollo.
Si possono congelare in cubetti e diluire nell’acqua da bere per invogliare il gatto 😉.

Bene per oggi è tutto. Con questo articolo sarai in grado di valutare se il tuo gatto possa essere soggetto ad urolitiasi o a sindrome urinaria felina.
Prossimamente pubblicheremo altri articoli a riguardo, non perderti quindi tutti gli aggiornamenti.
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Grazie a Rosy Fittipaldi per la foto dei suoi mici, postata sulla nostra Pagina Facebook!
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