Leishmaniosi nel cane. La guida definitiva per il proprietario ūüĎą

Leishmaniosi nel cane

Leishmaniosi nel cane: una malattia difficile da individuare e curare. Proteggersi non è semplice ma vediamo cosa si può fare per difendersi, alla luce delle ultime scoperte.

Leishmaniosi nel cane la guida definitiva

Se ti dico Leishmania a cosa pensi? Cosa ti viene in mente?
L’altro giorno ho fatto questa domanda¬† ad un amico. Mi ha risposto che ne sapeva poco e che pensava fosse una malattia associata alla filariosi.

Da qui parte il mio desiderio di raccontare il mio lavoro, e la necessit√† di fare un po’ di chiarezza su questa malattia.

Leishmania nel cane: cos’√®?

La leishmaniosi è una malattia parassitaria, causata da un protozoo la Leishmania appunto.
Ne esistono di diverse specie, ma quella pi√Ļ importante, che infetta uomo e cane √® la Leishmania Donovani Infantum, dal nome dei suoi scopritori e dal fatto che si manifestava soprattutto nei bambini, quando venne scoperta.
La malattia che provoca √® molto grave e di difficile diagnosi, soprattutto quando si manifesta in modo non eclatante; pi√Ļ spesso ad andamento cronico, sono rari i casi di morti acute.
Inoltre, non essendoci un farmaco capace di eliminare completamente il parassita, questo rimane infettante e presente all’interno dell’organismo del cane per tutta la sua vita.
Ecco perch√© √® cos√¨ importante cercare di prevenirne l’infezione.

Leishmaniosi canina: dove è presente?

Questa è una delle prime domande che mi sento rivolgere soprattutto in questa stagione di vacanza e possibili spostamenti dei famigliari, 4 zampe compresi. La risposta è: ormai ovunque.

La condizione per cui si manifesti la malattia è:

  • la presenza del vettore (il pappatacio o flebotomo) e
  • la presenza degli animali infetti.

Fino a qualche anno fa, il pappatacio era presente un po’ ovunque in Italia e gli animali infetti erano invece dislocati solo in zone endemiche del centro sud Italia, litoranee e sud Europee. Oggi la situazione si √® profondamente modificata.
L’abitudine agli spostamenti insieme ai propri pet, ma ancor di pi√Ļ la costante migrazione di cani randagi provenienti dai canili di Grecia e Spagna e dalle nostre regioni del meridione, a tutte le zone del centro-nord, hanno fatto si che ormai la malattia si sia distribuita molto equamente in tutta la penisola.

Esistono per√≤ delle zone che sono pi√Ļ a rischio di contagio, non solo per la presenza massiccia di focolai di malattia, ma per la presenza di condizioni che consentono al vettore di sopravvivere e riprodursi pi√Ļ facilmente.

Chi porta la Leishmaniosi? Chi la trasmette? Il pappatacio: come vive e come si comporta?

leishmaniosi nel cane

Il pappatacio, √® una microscopica zanzara (2-3 mm di dimensione), che si distingue per una peluria giallastra sul corpo. E’ silenziosa, non la si sente arrivare, nemmeno quando punge.
Assume il parassita Leishmania quando fa il pasto su un animale infetto.
Il parassita si replica al suo interno e si deposita poi nell’apparato buccale del flebotomo, pronto per essere reiniettato in altri animali, quando il pappatacio punge nuovamente.

In particolare, il processo moltiplicativo del parassita √® aumentato a temperature che variano dai 15¬į ai 25¬į C¬į, mentre l’umidit√† dell’ambiente incide sulla longevit√† del flebotomo.

I flebotomi riescono ad effettuare anche due cicli riproduttivi di sviluppo completo a seconda che la stagione sia pi√Ļ o meno calda e che le temperature persistano tali anche in autunno, quindi in generale da Maggio a ¬†Ottobre/Novembre a seconda delle zone.

La loro densit√† ha un picco massimo nella¬†seconda met√† di luglio al Nord, mentre al Sud vi sono due picchi di densit√†, uno all’ inzio e l’altro alla fine dell’estate, a seconda anche dell’andamento stagionale.

Sono state fatte delle indagini in alcune aree del Nord Italia che hanno mostrato un’ampia diffusione del parassita e dei suoi vettori in molte aree collinari, pedemontane e prealpine/alpine.
In alcuni casi la presenza di soggetti positivi ha toccato il 20% dei cani analizzati.
Inoltre in Veneto, Piemonte e Valle d’Aosta, sono stati evidenziati dei focolai autoctoni di infezione.

Essendo insetti ematofagi notturni, iniziano la loro attivit√† quando fa buio e raggiungono il loro picco verso la mezza notte e all’alba.
Sono stanziali e riescono a percorrere brevi percorsi per lo pi√Ļ trasportati dal vento (non pi√Ļ di 100-200 metri).
L’aria fredda li disturba tanto che, se le temperature di notte si abbassano rispetto alla norma, la loro attivit√† √® ridotta.

Da queste caratteristiche, puoi ben capire che dire che la leishmaniosi nel cane è pericolosa soprattutto al sud e zone litoranee è limitativo se si considerano le condizioni climatiche di tutte le zone di pianura anche del centro nord e dalla quantità di cani infetti distribuiti in tutta Italia.

Esenti quindi saranno solo le zone di montagna, a patto però che siano totalmente assenti i flebotomi, visto che anche in quelle zone sono presenti canili che ospitano animali provenienti da zone endemiche.

La leishmaniosi √® trasmissibile dal cane¬†all’uomo ?

Il contagio diretto da cane a uomo √® assolutamente escluso in quanto l’unico modo per essere infettati dal parassita √® attraverso la puntura dell’insetto volante.

Per cui se mi chiedi se la Leishmaniosi del cane si attacca all’uomo, la risposta √® NO! Coccolalo pure fin che vuoi!

Il flebotomo invece può assumere il protozoo non solo dal cane, ma anche dai ratti, altro animale serbatoio della malattia.

Il contagio da parte dell’uomo quindi avviene anch’esso attraverso la puntura del papataccio, durante le ore notturne.
Saranno quindi pi√Ļ a rischio le persone che vivono all’esterno in quelle ore e senza protezione (raro quindi).
Fortunatamente per√≤ la malattia nell’uomo √® meno grave, anche grazie alla capacit√† della medicina di curarla attraverso farmaci che consentono la completa e totale guarigione.

leishmaniosi NEL CANE

Per l’immagine grazie al collega Oscar Pellegrini

Nel cane, il protozoo una volta penetrato in circolo, grazie alla puntura del flebotomo, viene inglobato da cellule deputate ad eliminare gli agenti estranei: i macrofagi.
Qui si replica, inducendo la rottura della cellula con la conseguente liberazione di altre forme larvali, che libere nel torrente sanguigno, sono pronte, attraverso il successivo pasto di sangue di un altro flebotomo, a cominciare un altro ciclo.

Esiste una predisposizione alla Leishmaniosi?

Forse, √® la risposta pi√Ļ corretta.
La malattia pare presentarsi pi√Ļ facilmente in animali che non hanno mai vissuto in zone endemiche o che provengono da territori mai contaminati (quindi alta montagna e paesi nordici).
E’ inoltre stato dimostrato che √® la risposta immunitaria pi√Ļ o meno protettiva del soggetto a determinare la comparsa dei sintomi.
Questo consente di ipotizzare la presenza di una popolazione di cani resistenti ed una di cani recettivi alla malattia.

Il sistema immunitario di un animale infetto, ha due risposte (detto semplice): una prima protettiva, che tiene sotto controllo la malattia che cos√¨ non si conclama, grazie al fatto che il parassita rimane all’interno delle cellule che lo anno inglobato (ma non ucciso, anzi lo tengono “protetto”).
Quando interviene la fase umorale (anticorpi), ecco che il sistema immunitario diventa pi√Ļ “invadente”, ed √® a quel punto che la malattia si manifesta.

Nei soggetti ammalati infatti, la continua sollecitazione delle cellule immunocompetenti, indotta dai parassiti posti al riparo nei fagociti, comporta uno squilibrio del sistema immunitario, con iperfunzione della risposta anticorpale (non protettiva), ed anomalie in quella cellulo-mediata: il tutto si traduce in uno stato immunopatologico caratterizzato essenzialmente da immunodepressione e dalla produzione di immunocomplessi (Ic) circolanti.  (Fonte)

Cosa fa la Leishmaniosi canina: che sintomi manifesta.

La malattia è particolarmente complicata da diagnosticare in quanto si mostra in modo diverso a seconda della risposta immunitaria del soggetto colpito, dal decorso e da molti altri fattori, ad oggi ancora poco chiari.
Inoltre ha una incubazione molto lenta che va dai 2-3 mesi fino a 4-6 anni.

I motivi pi√Ļ frequenti per cui si richiede un consulto veterinario e che poi esitano in una diagnosi di Leishmania sono: problemi dermatologici,¬†dimagrimento, diminuito appetito, scarso rendimento particolarmente¬†evidente nei soggetti da lavoro, che sembrano spossati dopo pochi passi e finanche zoppi.
Possiamo quindi dire che questi sono i segni pi√Ļ frequentemente riscontrati.

Sintomi cutanei nella leishmaniosi canina, i primi sintomi

I primi segni che si possono manifestare sono a livello cutaneo, proprio nel punto in cui il flebotomo punge la pelle del cane:

  • le pinne delle orecchie,
  • il naso,
  • l‚Äôaddome.

A volte le lesioni sono confuse con normali punture di insetti: sono papule ulceranti singole o in gruppo, denominate cancro di inoculo.
Permangono per alcune settimane e poi regrediscono spontaneamente.

Questo è  il periodo di incubazione, in cui gli animali risultano siero negativi (se si fanno test ematici per cercare gli antigeni non si trovano).
L’infezione per√≤ progredisce ed a quel punto si instaurano le reazioni anticorpali (in tempi e modi diversi a seconda del soggetto e del suo sistema immunitario).

In queste situazioni si possono manifestare anche altri segni cutanei quali:
  • noduli,
  • ulcere,
  • zone simil alopeciche,
  • ipercheratosi (ispessimenti cutanei),
  • lesioni muco-cutanee,
  • onicogrifosi (accrescimento esagerato delle unghie),
  • dermatiti esfoliative, caratterizzate da un mantello ricoperto di scaglie cornee.

Le lesioni esfoliative (scaglie) della cute sono soprattutto localizzate a zampe, muso (regione intorno agli occhi e dorso del naso e testa) ed orecchie.
Tali forme dermatologiche sono per lo pi√Ļ refrattarie a qualunque terapia.
Le lesioni cutanee generalizzate, sono spesso non pruriginose e simmetriche.

Le forme ulcerative, si manifestano soprattutto a livello delle articolazioni (gomito, ginocchio, carpo, tarso) e prominenze ossee, come a livello delle giunzioni muco cutanee, tartufo, cuscinetti plantari e estremità
dei padiglioni auricolari.

Sono proprio le lesioni cutanee (ulcerose) che, se raschiate ed osservate con strumenti adeguati possono mettere in evidenza il parassita all’interno delle cellule macrofagiche (cellule “spazzino”, deputate alla pulizia del sangue).
In questo caso la malattia è conclamata con un alto livello di immunocompetenza (il sistema immunitario è fortemente coinvolto ed attaccato).

Sintomi agli occhi della leishmania.

Lesioni oculari sono state riscontrate in alcuni studi, frequenti fino al 24% dei casi:

  • blefariti,
  • congiuntiviti,
  • cheratocongiuntiviti,
  • uveiti anteriori.

Sintomi renali della Leishmaniosi

Tutti i cani affetti da Leishmaniosi sviluppano glomerulonefrite, un processo infiammatorio a livello renale determinato dalla deposizione di immunocomplessi nel glomerulo renale, la parte pi√Ļ piccola e profonda del rene.
Il grave e progressivo danno che ne consegue determina, nel medio-lungo periodo, la comparsa di una insufficienza renale cronica che rappresenta la principale causa di decesso dei cani malati.

I sintomi legati a questa lesione sono tipicamente la¬†poliuria e polidipsia, cio√® l’aumentata frequenza della sete ed urina ed ematuria (sangue nelle urine).
L’esame delle urine rimane uno strumento fondamentale per la diagnosi, proprio per la ricerca delle lesioni renali.
Queste inoltre potrebbero essere associate anche ad aumento della pressione sistemica, sintomo tipico di queste lesioni e da tener presente, soprattutto nell’approccio terapeutico in quanto la sua sottovalutazione potrebbe aggravare lo stato renale, a prescindere dal decorso della malattia.

Per capirsi meglio…

Cos’√® un immunocomplesso?

Quando un corpo estraneo penetra nell’organismo, il sistema immunitario si attiva e crea delle cellule o delle proteine che legano a s√© l’antigene¬†(cos√¨ √® chiamato ci√≤ che attiva una reazione immunitaria).
Si formano così degli aggregati molecolari.
Questi possono ¬†rimanere a livello locale (nella cute, o nel punto di ingresso) oppure arrivare nel circolo sanguigno, dove vengono fagocitati da cellule deputate alla “pulizia” del sangue, venendo poi filtrati dal rene, nella sua parte pi√Ļ profonda (il glomerulo appunto).
Se gli immunocomplessi sono¬†tanti, di¬†grosse dimensioni, di¬†difficile dissoluzione¬†e¬†persistono¬†a lungo nel torrente sanguigno, possono depositarsi in vari distretti, non solo nel rene quindi, creando delle reazioni,¬†pi√Ļ frequentemente infiammatorie, che provocano una sintomatologia diversa a seconda della localizzazione (artrite, vasculite, glomerulonefrite ecc. ecc.).

Altri sintomi di leishmaniosi

  • disturbi gastro-intestinali (vomito, diarrea e colite cronica),
  • poliartrite, con zoppia,
  • raramente febbre intermittente.

La zoppia √® presumibilmente dovuta all’accumulo di immunocomplessi a livello articolare, cos√¨ come alla presenza del parassita stesso all’interno del liquido sinoviale.
Il sistema immunitario poi, essendo coinvolto in modo massiccio, viene interessato anche con una sintomatologia specifica dei suoi organi che si manifesta con:

  • ingrossamento dei linfonodi (quelli prescapolari soprattutto, che drenano il sistema linfatico di testa e cute, dove si manifesta pi√Ļ frequentemente la malattia)
  • ingrossamento della milza.

Solo occasionalmente si possono manifestare segni cardio-circolatori, per lo pi√Ļ conseguenti al danno renale.

leishmaniosi nel cane

Diagnosi di Leishmaniosi nel cane

Come abbiamo visto, la sola sintomatologia difficilmente pu√≤ aiutare il clinico a meno che non si sia gi√† in fase altamente conclamata e con segni patognomonici (cio√® altamente caratteristici) della malattia: pochi per la verit√†, a parte l’onicogrifosi (allungamento esagerato delle unghie) e le lesioni dermatologiche.
Sono quindi gli esami di laboratorio che possono risolvere e confermare i dubbi.

Esami specifici per l’identificazione della Leishmania

Per verificare la presenza del parassita si potrà agire attraverso esami specifici, quali ad esempio:

  • esami diretti (cio√® che riconoscono direttamente il parassita nell’organismo); questi possono essere esami colturali, strisci di materiale ecc. ecc. ;
  • esami indiretti (che riconoscono la presenza di anticorpi formatisi per la presenza del parassita), attraverso esami sierologici;
  • PCR, un esame che reagisce con il DNA del parassita e da una risposta sulla quantit√† numerica;
  • esami rapidi ambulatoriali: particolarmente semplici ed affidabili, per la valutazione della presenza di anticorpi, sono utili per fare una prima valutazione da approfondire poi con altri test.

Bisogna considerare che, se vengono identificati degli anticorpi, non è detto che il cane sia malato.
I risultati positivi dei test sierologici indicano soltanto un’infezione, la quale non necessariamente coincide con uno stato di malattia.
Del resto non è detto che alla puntura di un vettore infetto succeda uno stato di infezione persistente; forse questa si realizza solo in conseguenza di diversi contatti tra il parassita e l’ospite (Mancianti, 2001).

In generale una tecnica sierologica attendibile, rileva con maggiore precisione gli anticorpi negli stadi avanzati dell’infezione, sia negli animali sintomatici sia in quelli asintomatici; ma non si deve dimenticare che esistono diversi casi che possono andare incontro a sieroconversione da positivi a negativi, nel corso dell’infezione stessa.

La presenza di anticorpi potrà essere valutata dalla 8a-12a settimana dall’infezione, ma nelle forme subcliniche tale periodo può estendersi per anni.
Bisogna inoltre considerare con attenzione i risultati del test in caso di animali che sono stati vaccinati contro il parassita.

Esami aspecifici per la valutazione dello stato generale.

Si dovranno poi effettuare esami aspecifici al fine di valutare lo stato degli organi e la loro compromissione:
la valutazione di sangue e urine, dovr√† essere fatta nel modo pi√Ļ approfondito possibile con screening completi, per valutare lo stato di tutti gli organi.
Al fine poi di escludere infezioni associate, sarà necessario ed utile fare anche test per altre malattie infettive associate (Erlichiosi, Piroplasmosi, Hepatozoonosi) che possono complicare il quadro clinico.

Mi hanno diagnosticato la Leishmaniosi al cane, e adesso che aspettative di vita avrà?

A seconda della fase in cui è stata diagnosticata la malattia, si potranno avere diverse situazioni.
La guarigione vera e propria in realt√† √® difficile da raggiungere (se non impossibile al momento, visto che non esiste ancora un farmaco efficace davvero contro la Leishmania) in quanto il parassita rimane latente nell’organismo.
Inoltre, spesso è difficile capire se il soggetto non sia stato reinfestato da altri flebotomi.
Ci potrà quindi essere una remissione dei sintomi ed una forte diminuzione del titolo anticorpale, ma il cane dovrà essere sempre e comunque monitorato ad intervalli regolari per valutare lo stato immunitario.
Purtroppo le recidive sono frequenti e quando la malattia si ripresenta, risulta sempre pi√Ļ refrattaria alle terapie.

Terapia contro la Leishmaniosi canina

Uno dei problemi pi√Ļ importanti dell’approccio terapeutico in questa malattia, sta nel fatto che non esiste ancora un farmaco (o associazione di farmaci) che sia poco costoso, efficace e semplice da somministrare, con pochi effetti collaterali.
Alla luce di ciò il quadro è ulteriormente complicato dalla mancanza di protocolli terapeutici certi ed inconfutabili, grazie anche alla difficoltà di uniformare le reazioni al farmaco che sono molto soggettive, così come  la manifestazione clinica.

I risultati migliori si otterrebbero effettuando una terapia già quando la malattia non è conclamata (se il proprietario riuscisse ad averne accortezza).

Obiettivi terapeutici.
La terapia dovrà essere fatta cercando di mirare a:

  • limitare i danni collaterali della malattia,
  • limitare la parassitosi stessa, volta a diminuirne il pi√Ļ possibile la presenza,
  • stimolare il ripristino del sistema immunitario cellulo-mediato,
  • limitare l’insorgenza delle recidive,
  • limitare il tasso di infettivit√† di altri flebotomi.

L’unico protocollo terapeutico riconosciuto in veterinaria (su cui per√≤ la letteratura ancora si trova discordante) √® una associazione di¬†Antimoniato di N-Metilglucamina (per 4 settimane) e¬†¬†Allopurinolo, per almeno 6 mesi.

Quando cominciare la terapia? Quali cani necessitano di terapia?

Anche in questo caso non ci sono dei protocolli rigidi da seguire, ma gruppi di studio, hanno cercato di individuare una linea guida, identificando 5 situazioni diverse in cui approcciarsi; te li elenco di seguito.

  1. Caso A: il cane è stato esposto al parassita, ma è asintomatico, non è stato riscontrato il parassita, ed ha un titolo anticorpale basso (Inferiore a 4) NON TRATTARE
  2. Caso B: il cane è infetto. Il parassita è stato evidenziato, attraverso un esame diretto o indiretto .
    In questo caso si lascia libera scelta al clinico che valuter√† la quantit√† di parassiti presenti (attraverso il PCR esame che abbiamo visto pi√Ļ su, ricordi?) e l’andamento del titolo anticorpale.
    In generale si consiglia un trattamento se c’√® un aumento della sieroconversione, se quindi si sta andando verso l’infezione.
  3. Caso C: il cane √® malato. Sintomi presenti e titolo anticorpale maggiore di 4. In questo caso E’ DA TRATTARE
  4. Caso D: malato con quadro clinico grave: TRATTARE
  5. Caso E: refrattario al trattamento o recidivante.

Nei casi 2 e 3, la guarigione clinica è notevole per almeno un anno. Gli obiettivi in questo caso si riescono a raggiungere pressoché tutti.
Nel 4¬į caso, posto che √® necessario una terapia collaterale al fine di controllare i danni sistemici fatti dal parassita, si ha un miglioramento del quadro generale.

In casi refrattari, è possibile che ci siano altre implicazioni, visto che sono stati rarissimi i casi di resistenza ai farmaci sopra indicati.

Esistono altre soluzioni terapeutiche che si possono affrontare in caso di mancata risposta, utilizzando allopurinolo da solo, o in associazione a farmaci antibiotici, così come è stato testata anche la possibilità di utilizzare cortisonici (ma con pochi risultati).

leishmaniosi cane

Controlli successivi.

I cani dei gruppi 2 e 3 devono essere sottoposti a monitoraggio attraverso controlli clinici ogni 6 mesi (esame citologico, PCR).
Qualora i parametri non si normalizzino, sebbene non esistano indicazioni temporali assolute per questo aspetto, i cani trattati devono essere inclusi nel gruppo 5.

Leishmaniosi canina: prevenzione dall’infezione.

Considerando che esiste un vaccino sulla cui efficacia per√≤ le opinioni sono altamente discordanti, sia per possibili effetti collaterali, sia per non dimostrata piena efficacia, (per cui noi¬†ne valutiamo l’utilizzo in base al caso) l’unico metodo di prevenzione attualmente disponibile ed applicabile √® quello di formare una barriera protettiva attorno al cane, per limitare il contatto con il flebotomo.

Anche le disinfestazioni degli ambienti possono fare qualcosa, considerando il fatto che l’insetto ematofago √® stanziale, ma questa rimane una soluzione di difficile applicazione.

La prevenzione si basa sulla necessità di :

  • prevenire la re-infezione di un cane infetto e/o malato,
  • evitare che il cane leishmaniotico, anche se clinicamente guarito a seguito di terapia, continui ad essere serbatoio per i vettori di leishmaniosi,
  • ottenere un controllo della leishmaniosi mediante la prevenzione di ‚Äúmassa‚ÄĚ.

A proposito di reinfezione di un cane infetto.
Da qualche tempo è uscito un nuovo farmaco a base di Domperidone.
E’ uno sciroppo che pare abbia efficacia nell’incrementare l’azione dei macrofagi (le cellule spazzino del sangue) promettendo cos√¨ di essere efficace nella possibilit√† di ridurre una reinfestazione.
Può essere consigliato anche in caso di prevenzione della malattia utilizzandolo, come indicato dalla casa produttrice, per 30 giorni consecutivi, ogni 4 mesi.

L’inizio del trattamento dovrebbe coincidere con quello della stagione del flebotomo.

Diversi studi hanno dimostrato come la combinazione di imidacloprid per applicazione topica (spot-on) e deltametrina (complesso deltametrina /trifenilfosfato), somministrata attraverso un collare a lento rilascio, siano le soluzioni a pi√Ļ elevata efficacia nel prevenire le punture dei flebotomi.
L’associazione di questi due principi attivi √® da comunque tenere sotto controllo, in quanto potrebbe risultare tossica a lungo andare.

L’efficacia √® dovuta all’effetto repellente (del collare) da una parte e dall’altra l’effetto insetticida sui flebotomi, dovuta all’assunzione del principio attivo durante il pasto di sangue.
Se avviene, il flebotomo ingerisce anche il principio attivo, e quindi muore entro 24 ore, impedendo di fatto le successive trasmissioni.

Questo √® estremamente importante, dato che non soltanto la capacit√† di trasmissione dei flebotomi influisce sull’endemicit√† della malattia, ma anche la quantit√† di insetti che riescono a sopravvivere e fare altri pasti di sangue.

 Come proteggere e quando il cane dal Flebotomo (Pappatacio), vettore di Leishmaniosi.

Attenzione quindi alla effettiva efficacia dei farmaci. Soprattutto se devi partire per raggiungere luoghi fortemente infestati considera che:

  • gli spot on, sono efficaci circa 24/48 ore dopo la somministrazione, in modo che il principio attivo si diffonda in tutto il corpo.
    Ricorda inoltre che, per essere davvero funzionante, devi posizionare il liquido sulla pelle, spostando quindi bene il pelo, in un punto dove il cane non possa leccarsi, in quanto il prodotto è tossico per ingestione.
  • Il collare ha una banda a lento rilascio ed impiega 5-6 giorni a diffondersi sul corpo;
  • esistono anche degli spray che hanno azione immediata, ma poco duratura.
Bisogna considerare per√≤ che tali misure nei confronti del vettore italiano pi√Ļ attivo (Phlebotomus Perniciosus) hanno dimostrato una protezione dal 84 al 96% e pertanto sono consigliati controlli periodici da effettuare diversi mesi dopo la¬†stagione di trasmissione.
Questi metodi comunque hanno dimostrato di essere in grado di diminuire in modo significativo l’incidenza di
infezione in aree endemiche quali Italia e Spagna nel giro di 2-3 anni.

Altri metodi di prevenzione includono il ricovero dei cani durante la notte, e l’utilizzo di zanzariere con maglie sottili e impregnate di piretroidi.
Ridurre i siti idonei allo sviluppo degli insetti, eliminando i residui organici in prossimità dei ricoveri dei cani.

Il mio consiglio finale per la prevenzione sul cane è quindi:

Utilizzare spray repellenti per una protezione immediata e di breve durata, prima della passeggiata serale o del mattino, e ogni volta che ci si trova in condizioni di possibile contatto con i flebotomi, assieme sempre a collare e/o spot on repellenti.

Inoltre, se sei stato in vacanza in una zona ad alta endemicità, valuta di programmare uno screening per il controllo della quota anticorpale a distanza di qualche mese dal viaggio.

Bene, se sei arrivato fino in fondo a leggere, complimenti è stato certamente un lungo impegno, ma spero di averti dato informazioni utili a valutare le possibili soluzioni per il tuo cane.
Se hai bisogno di ulteriori informazioni, non esitare a contattarci da questa pagina.

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Fonti bibliografiche

Idexx, small animal leishmania.

Gruppi di studio leishmania vetjournal

Dermatology Research

Prevenzione leishmaniosi Maroli

Leismania.it