Malattie della prostata nel cane: sintomi, cura e prevenzione

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Le malattie della prostata del cane sono frequenti, soprattutto in soggetti adulti e interi.
Dovute a cause diverse, è necessario riconoscerne l’insorgenza in quanto possono, se trascurate portare a problemi piuttosto gravi.
In questo articolo cercherò quindi di farti una panoramica del problema, per aiutarti a capire a cosa dovrai fare attenzione e come prevenire le situazioni più complicate.

Così come le femmine adulte intere possono essere soggette a patologie degli organi sessuali, come le infezioni dell’utero (la piometra) o i tumori mammari, anche il cane (e gatto) maschio intero, può avere problemi soprattutto alla prostata, unica ghiandola sessuale accessoria dell’apparato genitale maschile.

Colpisce soprattutto soggetti adulti e anziani ed è per questo motivo che è sempre da tenere sotto controllo con ecografie e visite di routine che ne riconoscano per tempo l’eventuale ingrossamento o problema.

Pensa che le patologie prostatiche interessano l’80% dei soggetti di età superiore ai 10 anni![4]

E’ anche vero però che la malattia si presenta già dopo i 5, soprattutto in soggetti con attività sessuale importante o che abbiano un alto tasso di testosterone (adulti con atteggiamenti maschili più pronunciati, come la marcatura del territorio o particolarmente aggressivi)

La prevenzione più efficace è rappresentata dalla castrazione, sempre consigliata dopo una certa età nel cane maschio adulto, anche e soprattutto se monorchide.

Malattie della prostata nel cane

Al solito per capire qualcosa dobbiamo partire dall’inizio. Cos’è e a cosa serve la prostata?

Anatomia e funzione della prostata nel cane

La prostata del cane è molto simile a quella dell’uomo, tanto che la si studia anche per capire meglio come curarla nel bipede.

E’ una ghiandola di forma ovale, posta in una zona piuttosto critica: intorno all’uretra (quel canale che porta l’urina alla vescica, dai reni) e al collo della vescica.
In questa immagine è più semplice da capire.

anatomia della prostata nel cane

anatomia della prostata nel cane (prostate gland = prostata)

Come vedi è adiacente e sottostante il retto.

E’ una ghiandola androgeno-dipendente: il suo sviluppo, dimensionecapacità secernente sono preservati e mantenuti dal testosterone, prodotto dai testicoli.

Pensa che l’asportazione dei testicoli , causa una atrofia dell’organo, pari al 50% della sua iniziale estensione dopo solo 3 settimane dall’intervento e pari al 70% , dopo 9 settimane [1].

I testicoli producono il testosterone (l’ormone maschile), in maggior quantità al raggiungimento della pubertà (come nell’uomo) ed è in questa fase che la mascolinizzazione si accentua, con cambio di carattere, aumento dell’aggressività, libido, sviluppo del pene, dei testicoli stessi e della prostata.

Il testosterone regola anche la spermatogenesi.

A cosa serve la prostata?

La funzione della prostata è quella di produrre un liquido che crei un ambiente favorevole alla sopravvivenza e motilità degli spermatozoi.

Il liquido prostatico normale è chiaro e sieroso ed ha proprietà battericida. Questa sembra essere fortemente legata a fattori zinco-dipendenti. [2]
Viene prodotto durante l’eiaculazione, ma una piccola quantità viene secreta in continuazione e sospinta in uretra, passa in vescica se non avviene né minzione né eiaculazione.

Ha un pH che oscilla fra 6 e 7,4 e ciò è importante per la diffusione di certi farmaci nella ghiandola.

Sintomi di malattia alla prostata nel cane: non solo il sangue dal prepuzio.

Dobbiamo prima di tutto dire che i sintomi di patologia prostatica si possono suddividere in 4 tipi:

  • sintomi sistemici (generici, non caratteristici di questa malattia);
  • disturbi delle basse vie urinarie;
  • anomalie nella defecazione;
  • anomalie di deambulazione.

I sintomi sistemici sono molto frequenti, in quasi tutte le forme di malattia prostatica.
Uno studio su 140 cani, ha messo in evidenza che:

  • depressione,
  • anoressia,
  • febbre,

erano presenti nell’82% dei soggetti con ascesso prostaticoprostatite acuta nel 77% e con neoplasia nel 59%.[3]
Ma anche

  • perdita di peso,
  • dolore,
  • vomito,

possono essere presenti.

I disturbi delle basse vie urinarie possono essere:

  • ematuria (sangue nelle urine);
  • perdite ematiche uretrali (nel 75% dei casi, risulta l’unico sintomo), cioè la perdita di gocce di sangue dal prepuzio, che aumenta se il cane si trova nelle vicinanze di una femmina in calore;
  • lo scolo può essere anche purulento (quindi denso e giallo) oppure trasparente, se l’infiammazione della prostata provoca una iperproduzione di liquido;
  • difficoltà ad urinare (disuria) e dolore durante la minzione (pollachiuria), potrebbero insorgere in caso di infezioni secondarie da contaminazione batterica;
  • l’intermittenza e difficoltà durante la minzione (stranguria) è legata a fenomeni ostruttivi, dovuti ad ascessi, neoplasie o cisti di grosse dimensioni.

Attenzione: la perdita di sangue dal prepuzio, potrebbe essere legata anche a lesioni di quest’ultimo o dell’uretra, per cui è necessario indagarne sempre bene le cause.

In caso l’aumento di dimensioni sia molto rilevante e arrivi ad interferire con il colon (attraverso una compressione meccanica) si possono avere anomalie della defecazione:

  • tenesmo (stimolo a defecare senza riuscirci);
  • comparsa di feci nastriformi (schiacciate) se comprime il retto;
  • stipsi,
  • dolore e riluttanza alla defecazione, con conseguente diarrea per i continui sforzi.

Raramente si possono avere anche anomalie alla deambulazione, più spesso in caso di carcinoma della ghiandola [6]:

  • arti posteriori rigidi,
  • andatura irregolare,
  • debolezza,
  • zoppia.

Nonostante l’iperplasia prostatica non alteri il numero totale degli spermatozoi prodotti, né la fertilità, il liquido spermatico risulta inferiore nella quantità e se analizzato, presenta tracce di sangue.

 Malattie della prostata nel cane: quali sono?

Le patologie prostatiche di più frequente riscontro nel cane sono, in ordine di frequenza[1]:

  • iperplasia prostatica benigna,
  • cisti prostatiche,
  • prostatiti,
  • neoplasie,
  • ascessi.

Spesso la prima provoca le altre per cui, più che di patologie singolarmente identificabili, possiamo dire che l’ingrossamento (iperplasia) è causa predisponente ad infiammazioni della prostata.

In generale, non si è riscontrata una predisposizione netta di razza, nonostante pare esistere una maggior frequenza nel Pastore Tedesco e nel Dobermann.
Inoltre le forme tumorali sembra siano maggiormente frequenti in cani castrati in età precoce (da cuccioli).

Ipertrofia prostatica benigna: la più frequente malattia della prostata nel cane.

L’Iperplasia Prostatica Benigna (IPB) è un aumento uniforme delle dimensioni della prostata dovuto ad una proliferazione cellulare, normale con l’accrescersi dell’età del cane.
L’espansione è verso l’esterno e principalmente in direzione dorsale (verso l’ultimo tratto del retto per intenderci, se guardi la foto più su, capisci meglio).

L’accrescimento della ghiandola, è fisiologico, continuo e imponente dal 2° anno, fino al decimo di età, influenzato fortemente dagli ormoni androgeni (testosterone), prodotti dal testicolo.
L’involuzione della ghiandola potrebbe arrivare dopo l’undicesimo anno di età.

Non è infrequente dunque riscontrare la patologia anche i soggetti giovani, nonostante la frequenza maggiore la si riscontra dal 5° al 10° anno di età.

Per questo motivo, dopo il 5° anno di età è cosa utile effettuare la palpazione rettale della ghiandola ad ogni visita di routine del paziente, al fine di tenerne monitorata la dimensione, consistenza e forma, simmetria e dolorabilità, soprattutto perché una sua modificazione nella struttura, per lo più passa inosservata.
Sarà utile anche annotarne le dimensioni al fine di valutare la velocità di accrescimento e le variabili subite.

I sintomi dell’ingrossamento della prostata

Essendo un accrescimento pressoché fisiologico, finché è asintomatico non è considerata malattia, mentre quando compaiono sintomi, si sfocia nella patologia.

Spesso quindi i sintomi sono assenti, con soggetti vivaci, vigili e senza rialzo febbrile.

Quando compaiono, comprendono:

  • costipazione,
  • tenesmo,
  • lieve scolo uretrale emorragico,
  • diametro delle feci variato
  • sintomi riferibili al tratto urinario possono esserci occasionalmente o frequentemente.

Complicanze (conseguenze) dell’aumento di dimensioni della prostata.

Una volta che si è sospettata una patologia prostatica è necessario effettuare degli approfondimenti diagnostici per verificare a cosa ci si trova davanti.

Utili accertamenti ulteriori, dopo la visita sono quindi:

  • esami radiografici,
  • controllo ecografico.

I valori del sangue sono raramente alterati e solo in caso di infezione acuta, ascessi o neoplasia, mentre l’analisi delle urine potrebbe formulare la presenza di batteri, non significativi però di patologia prostatica, perché potrebbero infatti essere presenti anche in casi di semplice cistite.

Altri esami possono essere la valutazione dell’eiaculato e la biopsia tramite ago aspirato, altamente sconsigliata e da non effettuare in caso di ascesso.

Cura della ipertrofia prostatica nel cane.

Il trattamento d’elezione è certamente la castrazione che, abbiamo già visto, essere la soluzione più efficace, nella riduzione reale di dimensione della ghiandola.

Non sempre però questa soluzione è accettabile: ad esempio in caso di cane molto anziano, in cui l’anestesia non sia effettuabile, oppure quando il paziente è ancora in riproduzione (stalloni in allevamento).

Cura dell’ipertrofia prostatica alternativa alla chirurgia

In questi casi, si può cercare di ridurre la dimensione della prostata attraverso farmaci alternativi, la cui efficacia però non è assolutamente paragonabile alla asportazione dei testicoli.

Questi trattamenti sono a base di steroidi antiandrogeni simil progestinici e servono a tentare di protrarre nel tempo la vita riproduttiva del soggetto, ma comunque, se sospesi, portano a recidiva.

Il farmaco più utilizzato è l’Osaterone Acetato

Questo va somministrato per una settimana e ha efficacia per 4-6 mesi a seconda della taglia del cane.

Anche la così detta castrazione chimica è una soluzione efficace, questa viene effettuata con una iniezione di un farmaco a lento rilascio che rende sterile il cane per un periodo variabile dai 6 mesi ad un anno.

Terminato questo periodo, il cane torna ad essere riutilizzabile per la riproduzione.

Benché la maggior parte degli studi abbia dimostrato che i progestinici somministrati in basso dosaggio risultano efficaci e sono privi di effetti indesiderati sulla riproduzione, nei pazienti sottoposti a trattamenti prolungati è necessario controllare l’eventuale sviluppo di diabete mellito e noduli mammari. [5]

Anche l’uso di finasteride, uno steroide sintetico è risultato particolarmente efficace, sicuro e senza effetti negativi sulla libido e capacità riproduttiva.
Il trattamento si deve però protrarre per due o tre mesi.

Ti ricordo però che questi trattamenti sono tutti palliativi e non risolutivi!!

Cisti prostatica nel cane

L’ingrossamento della prostata, spesso sfocia anche nella formazione di cisti che si possono presentare come:

  • cisti multiple di piccole dimensioni associate a iperplasia (le più frequenti);
  • cisti da ritenzione di liquido;
  • cisti paraprostatiche;
  • cisti associate a metaplasia squamosa.

I sintomi delle cisti prostatiche nel cane

I più frequenti sono:

  • disuria (difficoltà ad urinare)
  • tenesmo (si mette in posizione per defecare e non riesce),
  • scolo uretrale (in caso la cisti comunichi con l’uretra).

Possono essere messe in evidenza, non solo durante la palpazione rettale, ma anche con esame ecografico e radiografico.

Cisti prostatiche: la cura

La loro risoluzione può essere anche chirurgica, tramite asportazione con tecnica laparoscopica mini-invasiva, associata alla castrazione, sempre consigliata.

In caso di cisti unica e di grandi dimensioni, a volte è possibile effettuare un intervento di aspirazione del liquido, con ago aspirato, ecoguidato.

Infezioni batteriche della prostata: la prostatite.

La complicanza più frequente sia della ingrossamento della prostata che della formazione di cisti è rappresentata dalla contaminazione batterica, con conseguente prostatite (infiammazioni) e possibili ascessi.

La presenza di ascessi è da valutare attentamente al fine di evitare manovre diagnostiche  (aghi aspirati ad esempio) pericolosi e controproducenti, perché potrebbero infettare le parti circostanti.

Le infezioni sono associate soprattutto a batteri della famiglia delle Enterobatteriacee: l’ Escherichia coli quello isolato con maggiore frequenza, ma talvolta sono stati riscontrati anche batteri del tipo Staphylococcus spp. e Streptococcus spp.[7]

Ma perché si instaurano le prostatiti?

L’arrivo dei batteri nella prostata di solito viene contrastato da meccanismi di difesa dell’organo che ne impediscono la colonizzazione:

  • il flusso di urina durante la minzione,
  • presenza di una zona uretrale a pressione elevata, gli
  • effetti battericidi del liquido prostatico,
  • produzione locale di immunoglobuline A.

Ci possono però essere delle condizioni che accrescono il numero dei batteri contenuti nell’uretra prostatica, (infezioni del tratto urinario inferiore, calcoli renali, neoplasie e traumi). Anche le cisti predispongono a questa condizione.

dolore alla prostata nel cane

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Prostatite acuta nel cane: sintomi

La prostatite acuta è maggiormente manifesta e si evidenzia con sintomi quali:

  • febbre,
  • anoressia,
  • letargia,
  • scolo uretrale,
  • dolorabilità alla palpazione,
  • andatura rigida.

Esami delle urine e del sangue possono essere utili come aiuto diagnostico, mettendo in evidenza una infezione del tratto urinario ed in questi casi si consiglia sempre di effettuare un antibiogramma per mettere in evidenza quale batterio sia coinvolto e poter affrontare il corretto trattamento antibiotico.

Tip:

In caso di prostatite batterica, è sconsigliato effettuare manovre sulla ghiandola, in quanto potrebbero causare batteriemia.

Cura della prostatite acuta.

Il trattamento antibiotico, mirato e prolungato, a dosaggi e metodi di somministrazione corretti, è fondamentale per il risultato della terapia.
Al termine del trattamento, a distanza di 7-10 giorni dall’interruzione dell’antibiotico, il paziente va rivisitato ed è consigliata la ripetizione dell’ urocoltura (cioè l’individuazione e tipizzazione di batteri nelle urine), oltre che quella del liquido prostatico.

Prostatite cronica: quando la malattia non guarisce, cosa bisognerebbe fare?

Esiste una forma cronica di infezione, non facilmente diagnosticabile, in quanto spesso confusa o associata a cistiti ricorrenti e con sintomatologia del tutto sovrapponibile.

E’ da sospettare sempre una prostatite cronica in caso di cistite ricorrente nel maschio adulto intero.

La difficoltà nella diagnosi risiede nel fatto che la ghiandola non mostra alcuna alterazione, ne di forma, ne di dimensione.
Solo attraverso l’analisi del liquido prostatico è possibile mettere in evidenza la malattia o anche attraverso l’esame ecografico.

In caso di prostatite è sempre consigliato effettuare anche una valutazione del ph del liquido.

Ricordi? Te l’avevo scritto all’inizio di questo articolo: il Ph del liquido prostatico….

Nei casi di infezione batterica cronica, i microrganismi possono rimanere indisturbati nella prostata poiché molti agenti antimicrobici (gli antibiotici) non diffondono bene nella ghiandola, non riescono ad essere efficaci, proprio perché uno spostamento del Ph che non consente loro di funzionare bene.
Questo potrebbe quindi essere un motivo di insuccesso terapeutico!

Insomma, la scelta dell’antibiotico e delle sue caratteristiche deve essere valutata attentamente e con grande cura, così come la durata del trattamento.
Inoltre sono da effettuare diverse colture in differenti periodi, durante il trattamento per verificarne l’esito.

Ascesso prostatico nel cane, una conseguenza della prostatite batterica.

L’ascesso prostatico è una complicanza della prostatite e si instaura quando l’infezione riesce a creare delle sacche purulente.
I sintomi sono spesso seri e legati ad infezione grave fino alla tossiemia (intossicazione da batteri) oltre ad essere presenti i soliti sintomi legati alla minzione e defecazione.

Gli ascessi prostatici necessitano di una procedura d’urgenza, con prognosi dipendente dalle complicanze dovute all’intervento chirurgico compreso lo shock settico.

In tutti i soggetti la somministrazione di antibiotici per via endovenosa è necessaria.

Tumori della prostata nel cane.

Le neoplasie maligne nel cane sono rare per fortuna.
Tra queste, l’adenocarcinoma è quello che si riscontra maggiormente, seguito dal carcinoma.

Gli adenocarcinomi si presentano più frequentemente nel cane anziano (tra gli 8 e 10 anni), con una incidenza pari o leggermente superiore in soggetti sterilizzati precocemente. [8,9]
Nei cani interi, sono spesso associati ad Iperplasia Prostatica Benigna.

I sintomi di tumore alla prostata nel cane

Nonostante non sia possibile definire in modo preciso quali siano i sintomi di tumore prostatico nel cane, i più frequenti possono essere questi:

  • zoppia,
  • difficoltà di deambulazione,
  • debolezza degli arti,
  • calo cronico di peso,
  • difficoltà a defecare,
  • ematuria (sangue nelle urine),
  • stranguria (difficoltà a urinare).

Alla palpazione della ghiandola si può percepire:

  • aumento di volume,
  • asimmetria,
  • dolore,
  • durezza.

Il tumore alla prostata nel cane spesso provoca metastasi a linfonodi, vertebre lombari, ossa pelviche e anche zone più distanti.
Inoltre possono provocare anche deficit neurologici agli arti posteriori.

Adenocarcinoma e carcinoma prostatico nel cane: la cura.

A differenza di quanto accade nell’uomo, la risposta agli androgeni nel cane non è stata verificata, non avendo dato alcun beneficio. Né le terapie ormonali e farmaci citotossici comunemente impiegati.

Per questo motivo, le neoplasie prostatiche comportano una prognosi infausta.

Solitamente, gli unici trattamenti proposti non possono che essere palliativi e comprendono l’asportazione della prostata prostatectomia o la radioterapia intraoperatoria.

In caso di asportazione della ghiandola, frequente è l’incontinenza urinaria, come complicanza dell’intervento.

La sopravvivenza del cane dipende dalla sintomatologia riferita al momento dell’intervento e va dai 4 mesi fino ai 12 mesi e più, a seconda che siano presenti o meno i sintomi di neoplasia prostatica. [10]

Bene, siamo arrivati alla fine!! Complimenti se hai letto fino a qui.

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Bibliografia.

  1. Barsanti J.A., Finco D.R.: Medical management of canine prostatic hyperplasia. In: Kirk R.W., Current Veterinary Therapy XII. WB. Saunders, Philadelphia, pp.1033- 1034; 1995.
  2. Cowan LA, Barsanti JA, Brown J, Jain A: Effects of bacterial infection and castration on prostatic tissue zinc concentration in dogs. Am JVet Res 52:1262-1264, 1991.
  3. Hornbuckle WE, MacCoy DM, Allan GS, Gunther R: Prostatic disease in the dog. Cornell Vet 68:284-305, 1978.
  4. Krawiec D. R.: Study of prostatic disease in dogs: 177 cases (1981-1986). JAVMA, 200: 1119-22; 1992
  5. Bamberg-Thalen B, Linde-Forsberg C: Treatment of canine benign prostatic hyperplasia with medroxyprogesterone acetate. JAAHA 29:221-226, 1993
  6. Hornbuckle WE, MacCoy DM, Allan GS, Gunther R: Prostatic disease in the dog. Cornell Vet 68:284-305, 1978
  7. Barsanti JA, Finco D: Canine prostatic diseases, in Ettinger SJ (ed):Textbook of Veterinary Internal Medicine, ed 3. Philadelphia, WB Saunders Co, 1989, pp 1859-1880
  8. Bell FW, Klausner JS, Hayden DW, et al: Clinical and pathologic features of prostatic adenocarcinoma in sexually intact and castrated dogs: 31 cases (1970-1987). JAVMA 199:1623-1630, 1991.
  9. Obradovich J, Walshaw R, Goullaud E: The influence of castration on the development of prostatic carcinoma in the dog: 43 cases (1978- 1985). J Vet Intern Med 1:183-187, 1987.
  10. Turrel JM: Intraoperative radiotherapy of carcinoma of the prostate gland in 10 dogs. JAVMA 190:48, 1987.

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