Probiotici per cani e gatti: sveliamo i segreti del microbiota intestinale

probiotici e microbioma intestinale del cane

Quando si parla di salute degli animali e della loro alimentazione non si può prescindere dal raccontare qualcosa a proposito dell’intestino e di quella popolazione batterica che lo abita: la flora intestinale.

Negli ultimi anni sono stati fatti moltissimi studi che hanno messo in evidenza come, questa massa batterica, che popola l’intestino (se raccolta peserebbe circa un Kg) rivesta ruoli fondamentali.

La complessità dell’argomento ci obbliga ad affrontarlo a tappe, cercando di comprendere prima i termini, le funzioni e le caratteristiche di questo organo, per poi andare a vedere come cercare di mantenerlo in salute e non danneggiarlo.

Probiotico: cosa significa e che ruolo ha?

Partiamo dalla comprensione dei termini.

La definizione di Probiotico la da la FAO e l’ OMS.

organismi viventi che, somministrati in adeguate quantità, producono una serie di benefici sull’organismo. In particolare, sono in grado di riequilibrare la flora microbica dell’intestino.

In pratica, quando si dice che si devono prendere i fermenti lattici, si sta facendo riferimento ai probiotici, microrganismi che influenzano il micorbiota, cioè la popolazione batterica presente nell’intestino.

Microbiota o microbioma intestinale: che differenza c’è?

Abbiamo quindi capito che il probiotico è ciò che dobbiamo assumere per influenzare i batteri, ma quali sono questi batteri? Vediamo di introdurre quindi il concetto di microbiota.

Per microbiota si intende un insieme di comunità di microrganismi, batteri, funghi, virus… (quindi non soltanto batteri), che colonizzano il nostro organismo.

Il microbioma è il complesso genetico che compone il microbiota.

In pratica sono la stessa cosa, ma vista da due punti di vista diversi:

  • il microbioma: definisce le caratteristiche  genetiche e come si ambienta e quali ambienti può colonizzare,
  • il microbiota: da quali comunità e specie è composto.

Il microbiota è un organo a tutti gli effetti.

Pensa che il quantitativo di geni presenti nel nostro organismo è di circa 300.000, contro i 3 milioni di geni e più presenti nel microbiota.

E’ stato assodato che è caratteristico di ogni soggetto (umano, ma anche dei nostri animali).
E’ come se fosse un’impronta digitale.

Esistono moltissimi ceppi di batteri, ognuno con le sue caratteristiche e capacità di colonizzare ogni distretto dell’organismo, tanto che abbiamo ceppi specifici dello stomaco, del tratto intestinale, dell’apparato urinario, pelle, del cavo orale ecc ecc.

In generale si può dire che ogni organo ha la sua maggior incidenza di un ceppo batterico rispetto ad un altro, ma è anche vero che tale dato è influenzato da moltissimi fattori, che potrebbero far mutare questa condizione e quindi è difficile dire se uno stato è normale o meno in un soggetto rispetto ad un altro.

A livello intestinale ad esempio influenza la qualità della popolazione batterica:

  • l’alimentazione,
  • la condizione fisica,
  • l’ambiente in cui vive,
  • i farmaci che ha assunto fin da cucciolo,
  • la qualità del microbiota della madre ecc.

Ciò che è importante sottolineare è che maggiore è la differenza quantitativa e qualitativa di batteri presenti nell’intestino e maggiore è la sua salute, cioè un intestino con pochi batteri è meno funzionale.

A tal proposito è stato effettuato uno studio (italiano) [2] che ha messo a confronto due gruppi di cani alimentati con cibo commerciale estruso (mangimi secchi per intenderci) e cibo fresco.
Si è cercato di comprendere come la diversa alimentazione potesse influenzare il microbiota intestinale, prelevando le feci dei cani all’inizio dello studio e dopo soli 14 giorni.

Il risultato è stato molto interessante:

I cani alimentati con cibo fresco avevano una minor quantità di feci, ed una maggior varietà batterica, rispetto a quelli alimentati con cibo commerciale.
Questo significa che l’intestino funziona meglio in tale condizione.

Gli studi sul microbiota intestinale hanno messo in evidenza che i fila batterici maggiormente presenti nei diversi distretti dell’apparato digerente del cane sono soprattutto:

  • nello stomaco: Proteobatteri (Helicobacter, Lacotbacillus);
  • nel piccolo intestino (duodeno) in linea generale pare siano i Firmicutes e Proteobacteria;
  • nel grosso intestino (colon) sono i Bacteroides, Fusobacteri e Firmicutes [1]

Funzioni del microbiota intestinale.

Sono state riconosciute innumerevoli funzioni alla flora batterica intestinale o meglio al microbiota.

Pensa che un animale senza microbiota, non potrebbe sopravvivere, proprio come se non avesse un organo intero.
Animali con l’intestino sterile, sarebbero condannati a morte nel giro di poco tempo.

Questo per la quantità di azioni in cui è coinvolto.

Le funzioni principali della flora batterica intestinale sono:

  • funzione metabolica: il microbiota è in grado di farci assimilare o meno i nutrienti che assumiamo.
  • sul sistema immunitario: una delle funzioni più importanti, cioè la capacità di modulare e rendere più efficace la nostra immunità.
    In medicina umana ci sono studi che hanno messo in evidenza come, malattie autoimmuni e allergiche siano correlate ad una carenza del microbiota fin dall’infanzia, dall’età neonatale, per somministrazione di farmaci antibiotici o cortisonici in età troppo precoce.
  • Barriera contro le infezioni: in tutto l’organismo, quindi non soltanto nell’intestino, grazie alla presenza dei batteri “buoni”, noi siamo in grado di essere difesi dagli attacchi di batteri patogeni, o virus o funghi che, grazie alla presenza del microbiota, non riescono ad attecchire.

E’ questo uno dei motivi per cui, l’uso indiscriminato di battericidi, indebolisce l’organismo, pelle compresa.

E’ inoltre stata accertata la sua capacità di interferire con l’assorbimento dei farmaci.

Il farmacometaboloma è l’interferenza che la microflora intestinale può creare con sostanze farmacologiche ingerite o iniettate, da cui poi dipende la tolleranza o intolleranza ai principi attivi.

Insomma il micorbiota intestinale è un mondo immenso, da comprendere, ma soprattutto da rispettare.

Come integrare la dieta con i giusti probiotici

Quindi torniamo al probiotico: quell’insieme di batteri che, somministrati all’animale, dovrebbero aiutare a reintegrare, ricostruire, mantenere sana e in equilibrio la flora microbica intestinale.

Tutto ciò che abbiamo detto fino a qui, dovrebbe farti comprendere l’importanza di questi prodotti, ma anche la difficoltà a definirne esattamente la funzione.

C’è una ulteriore problema, in quanto non esistono dei controlli dal punto di vista dei componenti dei diversi tipi in commercio, per cui in realtà, è necessario fidarsi di ciò che il produttore sostiene in etichetta, sia negli integratori, che nei mangimi complementari, perché non esiste una normativa che regolamenta in tal senso il prodotto.

La vitalità, conservabilità ed efficacia dei batteri e anche la capacità del probiotico di colonizzare l’intestino, sono obiettivi non sempre facili da raggiungere.

Inoltre c’è da ricordare che, la maggior parte dei batteri, passando dallo stomaco, vengono distrutti dagli acidi in esso presenti.

Questo ovviamente è un bene, perché è un meccanismo di difesa contro i patogeni, ma per la produzione dei probiotici è un problema da considerare.

Come agiscono i probiotici?

Nei numerosi studi che si stanno facendo, emerge che il probiotico riesce ad agire in  tantissimi modi diversi e che quindi quelle considerazioni assolute che si facevano per sceglierli, non sono più da considerare come dogmi.

Il batterio infatti riesce ad esprimere la sua attività, non solo attraverso la sua vitalità e conservabilità, ma anche con:

  • la sola presenza di componenti proteiche del batterio.
    Queste riescono ad avere una funzione sul sistema immunitario e tale componente è presente anche se il batterio non è più vivo e vitale.
  • A volte il probiotico riesce a contrastare la presenza di batteri patogeni, non limitando la loro crescita o uccidendoli, ma riducendo la loro capacità di produrre tossine.

Fino a qualche anno fa, si sosteneva che il probiotico più accreditato per i nostri animali fosse quello di derivazione animale, sostenendo quindi che la specie-specificità del batterio, fosse un dato imprescindibile.

Oggi in realtà non è più così vero in quanto si tende a verificare più la reale efficacia del probiotico piuttosto che la sua provenienza.

Ne è la riprova il fatto che, ad esempio, per il trattamento dell’IBD dell’uomo si sta valutando la capacità terapeutica di un batterio proprio del gambero.

In pratica il probiotico è un microrganismo che combatte altri microrganismi patogeni, non importa quali siano e da dove derivino, ciò che conta è che riescano a fare ciò per cui vengono somministrati.

Yogurt, kefir, e cibi fermentati: sono probiotici?

PROBIOTICI, COSA SONO_

Quando si assume lo yogurt o lo si somministra al cane, non si sta dando un probiotico, ma un cibo contenente fermenti lattici vivi (non tutti tra l’altro hanno questa caratteristica), un cibo fermentato e nulla più.

Questo non significa che non abbiano effetto positivo, ma semplicemente che non possono essere considerati come probiotici con la capacità di ricolonizzare o di influenzare in modo importante l’intestino.

In realtà i probiotici andrebbero classificati (in base ad una proposta dell’Associazione Scientifica Internazionale dei probiotici e prebiotici) in modo leggermente più rigoroso rispetto a ciò che accade oggi.

Dovrebbero cioè essere commercializzati con diciture diverse in base agli studi di reale efficacia nei confronti delle malattie che sono riusciti a curare, se contenenti ceppi batterici con funzioni specifiche, oppure con ceppi batterici con funzioni generiche.

Funzione dei probiotici e per cosa andrebbero somministrati?

Perché e quando si dovrebbe somministrare probiotici?

La somministrazione di probiotici dovrebbe essere sempre consigliata, in diverse condizioni:

  • ripristino della flora batterica in caso di somministrazione di antibiotici;
  • sostegno del sistema immunitario,
  • in caso di malattie autoimmuni o allergie;
  • diarrea acuta e cronica,
  • dismetabolismo intestinale,
  • infestazione da giardia persistente,
  • parassitosi intestinale,
  • anche malattie cutanee e molto altro.

In realtà la difficoltà è la scelta del probiotico corretto e questo, avrai capito, dipende da mille fattori, poco prevedibili perché influenzati anche dalla soggettività di ogni paziente.

Quanto può durare l’effetto del probiotico e per quanto tempo dovresti somministrarlo?

Una questione importante da comprendere è che in realtà, la popolazione batterica presente e persistente nell’intestino è solo quella che lo ha colonizzato fin dalla nascita.

Se questa viene distrutta o indebolita (per somministrazione di antibiotici ad esempio) impiega moltissimi mesi a ricostruirsi e non sarà nemmeno la stessa in qualità e quantità.

E’ quindi altamente improbabile che noi riusciamo ad agire in modo efficace somministrando un probiotico per qualche giorno e che questo riesca ad influenzare il micorbiota in modo permanente. Non sarà in grado di colonizzare l’intestino anche dopo la fine della somministrazione.[3]

Questo significa che, soprattutto negli animali alimentati con cibi commerciali secchi, o anche umidi di scarsa qualità, la necessità di somministrazione di probiotici sarebbe auspicabile fosse continuata per mesi, oppure per tutta la vita, proprio per l’incapacità di questi cibi di alimentare nel modo corretto l’intestino (come abbiamo visto dimostrato nello studio sopra citato).

Diarrea e probiotici nel cane e gatto.

Quali sono i probiotici che davvero influenzano la minor durata della diarrea acuta?

In realtà nella diarrea acuta, quella autolimitante, (che incorre per aver mangiato qualcosa di sbagliato ad esempio, o per un colpo di freddo per intenderci) la reale efficacia di una riduzione dei tempi di durata della diarrea, a livello di sperimentazioni e studi bibliografici non è stata mai dimostrata come reale.

E’ vero però che l’esperienza clinica dice che, somministrando soprattutto Enterobacter Faecium, la diarrea acuta riesce ad essere risolta più velocemente.

La funzione più importante però il probiotico la assume in caso di diarrea cronica.

In patologie infiammatorie croniche dell’intestino, è possibile che ci sia una componente sia di riduzione delle difese immunitarie, che di dismetabolismo in cui, la flora batterica necessita di essere sostenuta in modo importante, anche perché proliferano batteri che producono una notevoli quantità di tossine.

In questo caso i probiotici dovrebbero essere considerati una vera e propria terapia integrativa e complementare, nel tentativo di aumentare la minor variabilità microbica che si instaura in queste situazioni.

A supportare tale teoria esistono numerosissimi studi, che hanno esso in evidenza la capacità dei diversi probiotici di:

  • ripristinare la barriera della mucosa intestinale,
  • essere più efficaci nella risoluzione dei sintomi, rispetto a terapie tradizionali (con antibiotico e cortisone [4]),
  • ridurre la quantità di tossine prodotte dai patogeni,
  • rinforzare le difese e sistema immunitario.

Bene, sono certa di averti fatto comprendere che sull’argomento c’è ancora tanto da sapere e forse, ti ho instillato la curiosità di saperne di più.

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Bibliografia
  1. Current_state_of_knowledge_the_canine_gastrointestinal_microbiome
  2. Raw meat based diet influences faecal microbiome and end products of fermentation in healthy dogs
  3. The effect of growth media and physical treatments on the adhesion properties of canine probiotics.
  4. Comparison of Microbiological, Histological, and Immunomodulatory Parameters in Response to Treatment with Either Combination Therapy with Prednisone and Metronidazole or Probiotic VSL#3 Strains in Dogs with Idiopathic Inflammatory Bowel Disease