La dieta: come può influenzare l’epilessia nel cane e gatto?

alimenti e epilessia

L’epilessia è malattia piuttosto complicata da gestire, sia dal punto di vista medico che dal punto di vista emotivo  nel cane come nel gatto.
L’obbligo di somministrazione di uno o più farmaci per tutta la vita del paziente, spesso a dosaggi sempre maggiori, implica la necessità di gestire con maggior cura gli alimenti che vengono somministrati, proprio perché anche questi possono inficiare la funzionalità di reni e fegato, qualora non siano di buona qualità.

Ma l’alimentazione può anche essere un fattore aggravante la malattia, dunque è importante prenderla in considerazione, sia per influenzare il corretto smaltimento dei cataboliti dei farmaci, sia per non renderla concausa di ulteriori attacchi.

Se vuoi saperne di più sull’epilessia, puoi leggere la guida alla comprensione della malattia per il cane e per il gatto da qui.

Epilessia e dieta di cani e gatti.

A prescindere dalle cause che possono provocare l’epilessia, nella letteratura scientifica vi è una precisa correlazione tra alimentazione e malattia.

La dieta chetogenica: influenza l’epilessia umana.

Questa relazione è stata osservata per la prima volta nei bambini, dove si è visto che una dieta chetogenica ( cioè un regime alimentare  ad alto contenuto di grassi, proteine e pochi carboidrati) risolveva o diminuiva le crisi epilettiche e la loro gravità.

Studi specifici sui cani non ne sono stati fatti, ma possiamo utilizzare i risultati dei modelli dietetici che sono stati applicati sull’uomo, per i nostri amici a quattro zampe.

Già nel 1921, un pediatra americano, il dott. Geylin, aveva riferito la corretta applicazione del digiuno nel trattamento della epilessia.

Gli effetti antiepilettici della fame sono dovuti alla chetosi e acidosi (che si ha anche nella dieta chetogenica), che derivano da essa.

Infatti quando non si inseriscono carboidrati, il corpo è costretto ad utilizzare altre fonti di energia.
L’uomo produce chetoni appunto (acido acetico, acetone, acido p-idrossibutirrico), a partire dai grassi, che però si possono accumulare nell’organismo e dare chetosi.
Questo perché noi onnivori non siamo molto efficienti nell’utilizzarli.

Dopo questa scoperta la Mayo Clinic (Rochester, USA) sviluppò una dieta che riusciva a migliorare il controllo delle crisi nel 60% dei bambini che la seguivano.
Nel corso degli anni 30, la dieta chetogenica fu ampiamente utilizzata perché i farmaci disponibili avevano gravi effetti collaterali e spesso erano inefficaci.

Solo alla fine degli anni 30 furono messi a punto nuovi farmaci e la dieta chetogenica fu abbandonata.

E’ da sottolineare che nell’uomo questo regime alimentare non è esente da gravi effetti collaterali e anche se oggi spesso viene usata nel dimagrimento, deve essere seguita sempre e solo sotto strettissimo controllo medico.

Recentemente, grazie alle maggiori conoscenze sul metabolismo, del collegamento tra dieta e salute, tra flora intestinale e infiammazione, queste diete sono state riprese e riformulate per aiutare appunto le persone epilettiche.

Il motivo per cui una dieta chetogenica possa inibire le crisi non è del tutto chiaro: potrebbe essere dovuto alla diminuizione del ph (acidosi) o agli effetti dei chetoni sul cervello che potrebbero ridurre l’eccitabilità dei neuroni e prevenire le crisi.

Si sa, al contrario, che diete ricche di zuccheri raffinati, rendono più eccitabili specialmente gli individui giovani.

Recentemente è stata valutata una dieta chetogenica su bambini al di sotto degli 8 anni che non rispondevano almeno a due farmaci:

nel 67% dei pazienti il controllo delle crisi è migliorato e nel 37% però si è dovuto interrompere in quanto non tolleravano la dieta o continuavano le crisi epilettiche.
Questi protocolli sembrano meno efficaci negli adulti.

Dieta chetogenica e epilessia in cani (e gatti).

Questo regime alimentare nei cani, potrebbero essere maggiormente applicabile, rispetto gli umani, in quanto parliamo di carnivori.
A maggior ragione può essere applicato (ed è utile farlo) anche nei gatti.
Ciononostante bisogna stare attenti alla quantità di grassi da dare, soprattutto in caso di pancreatiti pregresse e perché alcune terapie fanno aumentare i trigliceridi nel sangue.

Ovviamente quindi è da affrontare con nutrizionista e medico veterinario in collaborazione e mai senza queste consulenze, a maggior ragione in soggetti epilettici.

Anni fa è stata anche formulata una dieta sperimentale per cani con epilessia, ma non si ebbero vantaggi nel controllo delle crisi.
Il risultato però fu inficiato dall’alimento di partenza, che era di tipo commerciale secco e non di cibo fresco.
Ciò ovviamente non può quindi essere probante, per i troppi componenti non noti, presenti in queste formulazioni.

Quindi le crocchette per cani epilettici (che spesso mi chiedono) a mio avviso non riescono ad essere efficaci, o almeno non lo sono state in questo studio.

Alimentazione del cane epilettico (e gatti): cosa evitare e cosa somministrare.

Nel caso dei cani, eliminare i carboidrati ed effettuare una dieta a base di sole proteine, fibre e grassi, potrebbe essere una via da seguire in modo piuttosto agevole e senza troppe complicanze.
Ancora di più per i gatti che sono carnivori stretti.

Epilessia e intolleranza o allergia alimentare.

Secondo alcuni studi (in umana), una delle cause di epilessia parevano essere le allergie alimentari.
Alcuni pazienti intolleranti e allergici, oltre all’epilessia si presentava anche emicrania che migliorava eliminando dalla dieta i cibi a cui erano allergici o facendo una dieta che escludeva l’alimento scatenante l’allergia.

Nei pelosi non ci sono studi specifici che dimostrino una correlazione tra intolleranze alimentari ed epilessia, anche se Collins descrive cani con crisi epilettiche che si sono risolte dopo una dieta privativa.

In conclusione quindi, se non esistono prove attendibili che le allergie alimentari o sensibilità al cibo possano provocare l’epilessia nei cani, non ne esistono comunque, che possano smentire questo possibile rapporto.

Nella mia esperienza personale, dal 2012 ad oggi, ho seguito 11 cani con crisi epilettiche di cui non si conosceva la causa.
Tutti i casi si alimentavano con cibo commerciale e avevano problemi gastrointestinali.
Già subito dopo aver iniziato la dieta (a bassissimo tenore di carboidrati) i cani sono stati meglio, anche se in alcuni casi hanno continuato la terapia antiepliettica.

Non si sono comunque ripresentate le crisi epilettiche a distanza di anni.

Inoltre, un percorso dietetico correttamente eseguito, non ha alcun rischio in generale ed è una scelta ragionevole nel caso di cani e gatti con crisi epilettiche di origine sconosciuta a maggior ragione se hanno sintomi riconducibili a intolleranze o allergie alimentari o che anzi abbiano fatto test per allergie alimentari che siano risultati positivi.

ALIMENTAZIONE E EPILESSIA CANI E GATTI (1)

Dieta in caso di epilessia: cosa influenza le crisi?

In caso di epilessia il trattamento farmacologico è e rimane l’unica soluzione realmente efficace (e non sempre purtroppo), ma la loro somministrazione non è scevra da effetti collaterali che possono essere, in qualche modo mitigati con integrazioni alimentari e una dieta correttamente formulata.

Ecco perché è fondamentale cercare di mantenere in forma il fegato, sovraffaticato dalle terapie, utilizzando magari delle integrazioni naturali come, ad esempio il cardo mariano.

Ma cosa, nella dieta può influenzare le crisi epilettiche?

Carenze nutrizionali che possono causare o aggravare gli attacchi.

Proteine e amminoacidi.

I cani sono carnivori adattati, mentre i gatti sono carnivori stretti. Ciò significa che non sono in grado di autoprodurre alcuni amminoacidi essenziali alla produzione delle proteine.
Per vivere una vita lunga e sana, hanno bisogno di proteine animali, per assumere tali sostanze.
Quando si prescrive una dieta a crudo, si danno proteine di qualità, biodisponibili e inalterate.

In questi casi è difficile che vi sia uno scompenso, se la dieta è ben equilibrata e varia.
Per i cani, così come per noi, ci sono alcuni amminoacidi essenziali che, non solo non devono mancare nella dieta ma devono esser dati nelle giuste quantità.
La lavorazione delle proteine (come nel caso dei cibi commerciali secchi) le rende meno disponibili e alcune, come la lisina possono essere distrutte e quindi mancare nella dieta.
Anche alimentare il cane o gatto con contenuti proteici derivati da vegetali o cereali (legumi compresi), contribuisce a sbilanciare l’apporto essenziale di amminoacidi.

Secondo uno studio dell’Università della California, una dieta carente in amminoacidi può aumentare in modo significativo la suscettibilità ad attacchi epilettici dei ratti. (E parliamo di un animale onnivoro, che quindi è ancora meno influenzato dalla carenza di amminoacidi essenziali.)

La taurina, ad esempio è una amminoacido non essenziale per i cani e spesso viene sottovalutata nella sua dieta (al contrario dei gatti che non la producono proprio e per i quali è essenziale).

In realtà questa ha effetti protettivi sul sistema nervoso:

  • influenza i livelli di glucosio del sangue (implicati nelle convulsioni),
  • permette al corpo di utilizzare al meglio sodio, calcio e magnesio,
  • è correlata ad una carenza di zinco (anch’esso collegato alle convulsioni).

Ne parlano molti autori:

  • Wendy Volhard nella sua “Guida olistica per un cane sano“, indica la taurina come un anticonvulsivo che è stato utilizzato con successo nei cani epilettici;
  • il dott. Stromberck nel suo libro afferma che gli amminoacidi sono usati dal corpo per produrre i composti chimici che servono come regolatori della funzione neurologica;
  • nel libro “Prescription for Nutritional Healing” che gli amminoacidi e in particolare la taurina hanno effetti protettivi sul cervello e viene usata per trattare ansia, epilessia, iperattività, etc.

La taurina sembra quindi inibire e modulare i neurotrasmettitori nel cervello.

Oltre la taurina anche la carnitina è associata all’epilessia, pur non essendo un amminoacido essenziale, così come altri.

Acidi grassi

Oltre alla dieta in se, un piano alimentare per un cane e gatto epilettico si deve prendere in considerazione la somministrazione di alcune integrazioni come gli acidi grassi omega 3, EPA e DHA.
Infatti il DHA ha un ruolo importante nello sviluppo del cervello dei cuccioli e entrambi hanno un effetto protettivo nei confronti dei tessuti neurologici.

Inoltre diminuiscono i livelli di trigliceridi nel sangue, spesso elevati nei soggetti che fanno terapie antiepilettiche.

Cereali, influenza sull’epilessia nei cani.

Vi è una possibile connessione tra cereali e crisi convulsive, dimostrato nell’uomo, ma poco studiato nel cane.

Le vitamine e i minerali nei cereali hanno una bassa biodisponibilità per il cane e gatto e sono a tutti gli effetti considerati dei riempitivi.

I cani possono vivere tranquillamente senza di essi nella dieta e se si formula una dieta ricca in cereali le feci aumentano in modo proporzionale, cioè aumentano gli scarti del metabolismo.

I cereali inoltre contengono delle sostanze che possono causare problemi allergici, intolleranze e problemi gastrointestinali.
I cereali nei gatti, inoltre sono quasi totalmente indigeriti.

Contengono fitati, che impediscono l’assorbimento dei minerali, soprattutto zinco, calcio e magnesio (coinvolti nelle crisi epilettiche), in particolare sono contenuti in cereali integrali e crusche (che sono quindi da evitare anche in generale e non solo in caso di epilessia).

Alcune malattie come il diabete insulino dipendente aumentano di incidenza nei cani alimentati con alte percentuali di cereali.

E’ ampiamente dimostrato che per i cani i tre allergeni alimentari più comuni sono:

  • frumento,
  • mais,
  • soia.

E’ questo il motivo per cui, se si deve utilizzare per forza una dieta commerciale, è certamente meglio che sia senza cereali.

Nell’uomo si è visto che nei pazienti epilettici, cereali con alto contenuto di glutine possono stimolare i recettori oppioidi del cervello, rendendolo più suscettibili alle crisi epilettiche.

Bene per oggi è tutto. Se hai un cane epilettico e vuoi modificare il suo regime alimentare, puoi inviarmi una mail a alimentazionea4zampe@gmail.com.

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Bibliografia:

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